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SCENARIO/ 1. Bertone: così i mercati "blindano" la manovra di Tremonti

Pubblicazione:venerdì 1 luglio 2011 - Ultimo aggiornamento:venerdì 1 luglio 2011, 9.35

Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica) Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

Sfida impossibile, se non si mettono in moto le riforme, in primis quelle sul mercato del lavoro. Ma, più ancora, se non si mette mano al tema dell’invecchiamento della popolazione: un Paese di vecchi, che non mette i giovani (e, non meno grave) le donne in condizione di collaborare alla crescita del Pil, si condanna da solo all’asfissia.Certo, ancora per un po’ si potrà ancora fare affidamento al tesoretto accumulato in passato e che giace nelle banche del Bel Paese, meno solide dopo cinque anni di crisi della clientela che alla vigilia della crisi del 2007. Meno capaci di fare utili, perché concentrate sul modello tradizionale di banca commerciale, perciò bersaglio facile della speculazione internazionale, che ha trasformato la stagione degli aumenti di capitale in una sorta di tiro a segno.

È questa la cornice della congiuntura attuale: una congiuntura difficile, per certi versi drammatica, ma senz’altro gestibile con le risorse intellettuali, finanziarie e istituzionali a nostra disposizione. Ma che ci ostiniamo a non usare. Ci sono, infatti, due modi per giudicare la manovra ancor prima del prevedibile assalto alla diligenza di corporazioni e ceti, magari portatori di interessi più che legittimi.

Il primo giudizio, ovviamente positivo, è del ministro Tremonti che ha difeso con le unghie e con i denti la filosofia di un provvedimento che va, per scelta di legge fatta dal Parlamento, approvata dall’Unione europea. La manovra, sottolinea Tremonti, segna comunque la fine della stagione del “deficit spending”. L’Italia punta, come concordato, al pareggio di bilancio entro il 2014. È vero, il grosso della partita si giocherà solo nel 2013/14 quando, spera Tremonti, la congiuntura finalmente ripartirà. E, più ancora, avranno pieno effetto i buoni frutti degli accordi contrattuali tra Confindustria e sindacati che, finalmente, sono stati firmati anche dalla Cgil. Avanti, piano, insomma. Ma avanti.Il che, nel bel mezzo di scandali, denunce, bracci di ferro tra premier e magistratura su ogni scacchiere possibile (manca solo il Milan all’appello...) è quanto di più simile a un miracolo si possa immaginare.


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