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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Pelanda: ecco lo "scudo" per salvare l’Italia dai mercati

La crisi di credibilità italiana, spiega CARLO PELANDA, è stata aggravata da una manovra dilettantesca. Esistono, tuttavia, ancora margini d’azione per correggerne il tiro

Foto AnsaFoto Ansa

L’errore più grave sarebbe quello di trattare la crescente sfiducia sull’Italia da parte del mercato come un attacco condotto da cinici speculatori. La giusta reazione, invece, è quella di analizzare i motivi per cui il mercato ha sfiducia ed invertire questa valutazione. Va chiarito che il “mercato finanziario” è costituito in massima parte da fondi pensioni e di gestione del risparmio che raccolgono i denari da una platea globale di classe media, il “capitale cattivo” solo una minoranza. La priorità etica dei gestori del “capitale buono” è quella di non far perdere i soldi ai loro clienti.

Da mesi gli scenari valutativi al riguardo dell’economia italiana e della sostenibilità del suo enorme debito sono in peggioramento. Inoltre, osservando la confusione con cui il sistema europeo tratta il salvataggio della Grecia, il mercato finanziario teme una spirale di insolvenza dei debiti eurodenominati delle economie più deboli o di quelle forti, ma  con debito oltre misura quali l’Italia. Poiché tale rischio appare crescente, anche se in realtà lo è molto meno, il mercato finanziario deve riposizionare gli investimenti entro un livello di sicurezza.

Per questo vende in Borsa, come fece nel recente passato al riguardo di Grecia e Portogallo, le azioni delle banche italiane che hanno in pancia circa 900 miliardi di titoli di debito italiano a rischio crescente di insolvenza. E pretende un premio maggiore per comprare nuove emissioni di titoli di debito italiano. Infatti la differenza di tale premio tra titoli tedeschi, considerati i più sicuri, e quelli italiani - lo “spread” -  è arrivato ad un massimo storico. Per invertire questa tendenza è inutile, appunto, prendersela con i valutatori, nonché tentare di bloccare i movimenti ribassisti del mercato, storicamente un suicidio per chi lo fa. Bisogna, invece, convincere il mercato con dei fatti.


COMMENTI
11/07/2011 - salvate i depositi amministrati (francesco scifo)

La norma della finanziaria che colpisce i depositi titoli è probabilmente una delle cause principali dell'ondata di vendite, altro che speculatori! Sono centinaia di risparmiatori che chiudono i depositi e ritirano i loro pochi soldi investiti in titoli e obbligazioni vessati dall'ultima tassa retroattiva sui depositi. Ma possibile che il Ministro non abbia previsto gli effetti collaterali della Sua grande idea di tassare senza progressione i depositi titoli? Solo revocare subito tale misura può rallentare le vendite.

 
11/07/2011 - debito Italiano e debito U.S.A. (giulio paolo pesce)

E' di queste ore la maratona che si svolge nelle sedi centrali U.S.A. riguardo la pesante manovra sul debito pubblico per rispondere alle prossime scadenze del 2 agosto 2011. Sarebbe molto apprezzato un eventuale approfondimento di chi, come Lei, senz'altro può aiutarne la lettura per comprendere la posta in gioco, allargando così il quadro alla realtà' "atlantica" in cui euro e dollaro si fronteggiano, anzichè spalleggiarsi, per quanto utopistico possa sembrare tale ipotesi sul piano economico e politico. Grazie.

 
11/07/2011 - oggetti & soggetti (giorgio cordiero)

L'analisi del Dott. Pelanda è come sempre lmpida e priva di riferimenti dietrologici, o di enfatizzazioni, tuttavia occorre ricordare che il calo delgi indici azionari ed in particolare di quello del settore finanziario è davvero orchestrato. Mi spiego meglio: quando una borsa vende per il cosi detto panic selling, gli indici crollano in modo incontrollato ed in maniera vorticosa, facendo scattare i meccanismi di stop-loss previsti dai mercati (sospensione per eccesso di ribasso). Quando invecie ciò avviene in maniera coordinata (alla faccia della liera concorrenza) ecco che ciò accade in modo , diciamo border, cioè il singolo titolo viene venduto al limite dell'eccesso di ribasso. Colgo poi una piccola incoerenza finanziaria nella tesi del dott. Pelanda. Posto che le sgr e le sim sono di fatto proprietà delle banche e posto che il risparmio gestito ha precisi limiti di delega e di benchmark che esulano l'etica, vorrei capire che interesse avrebbero le banche a veder di fatto crollare il valore delle proprie azioni, proprio in un momento che segue alcuni aumenti di capitale che servono anche ad umentare la capitalizzazione delle medesime banche in vista del pericolo derivante dalla scadenza di miliardi di euro in derivati a febbraio 2012? Sarebbe come darsi la zappa sui piedi, a meno che le stesse banche non intendano fare buyt-back e prezzi più bassi, ma questa non sarebbe speculazione giocata sulla testa degli investitori?

 
11/07/2011 - la festa è finita (Fabrizio Terruzzi)

detto in poche parole ci vuole il coraggio di prendere misure impopolari che potrebbero costare molto elettoralmente. Ci vuole soprattutto il coraggio di dire agli italiani che lo stato sociale attuale non possiamo più permettercelo, perchè sostenuto con i debiti (ovvero con i soldi che guadagnano altri). E perchè dobbiamo trovare le risorse per rilanciare l'economia e ridare fiato alle esangui imprese italiane ormai indebitate fino al collo e poco competitive. Altrimenti le schiere dei nostri disoccupati, precari, cassaintegrati, sotto-impiegati e simili sono destinate ad ingrossarsi. E più aspettiamo peggio è.