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FINANZA/ 2. Così l'attacco degli speculatori salva Tremonti

Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica) Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

La miccia ancora una volta è la Grecia. Il piano di salvataggio, e le stesse misure adottate da Fmi, Ue e Parlamento dell'Ellade non sono che un tampone. Christine Lagarde, che sarebbe dovuta essere a Aix, ha annullato proprio per questa ragione l'impegno preso ed è rimasta a Washington (pare che il CdA del Fmi sia rimasto in seduta tutto questo fine settimana). Sotto il profilo tecnico, il rischio d'insolvenza permane non solo nei confronti di banche francesi e tedesche (che troppo allegramente hanno concesso prestiti alla Grecia), ma anche di istituti greci; dato che l'azionista di riferimento di molti di essi è il Governo di Atene, si arriva al paradosso di un Governo che sarebbe insolvente nei confronti di se stesso, insolvenza che, a sua volta, aggraverebbe i problemi di finanza pubblica.

A questo rischio si aggiunge quello politico, sottolineato con acume da Tyler Cowen della George Mason University: sino a quando gli elettori greci daranno il supporto a Parlamenti (e Governi) che chiedono lacrime e sangue (secondo esperti della Banca mondiale presenti a Aix ci vorranno circa dieci anni perché la cura funzioni)? E sino a quando gli elettori del Nord Europa (Germania, e non solo) saranno pronti a votare Parlamenti (e Governi) disposti a donare sangue (dei loro contribuenti) perché la "cura greca" abbia gli effetti auspicati?

In breve, il futuro del soldato Giulio (e dell'Italia) non sarebbe, al tempo stesso, così cruciale per tutti e così a repentaglio se il contesto internazionale non fosse tanto turbato. L'Italia non è direttamente coinvolta nella crisi del debito greco, in quanto su un totale di 87 miliardi di euro di riserve, meno dell'1% sono collocate in titoli greci. Secondo l'Abi e la Banca per i regolamenti internazionali, gli istituti di credito italiani sono poco o per nulla esposti nei confronti della Grecia, nonostante gli incentivi della Repubblica Ellenica ad aprire sportelli e a finanziare imprese e investimenti del Paese.

In breve, il contagio finanziario diretto sarebbe verosimilmente di portata molto modesta, ma i suoi effetti potrebbero essere amplificati dalla situazione dei nostri conti pubblici, dall'andamento lento dell'economia reale e dalle fibrillazioni politiche. In particolare, nello scenario peggiore, ove la Grecia uscisse dall'area dell'euro con il rischio di uno smottamento dell'unione monetaria, senza una tenuta salda dei conti pubblici e del quadro politico interno, la fiducia dei mercati nei confronti di Roma rischierebbe di crollare.

Come nell'estate del 1992, quando in seguito al risultato negativo del referendum della Danimarca nei confronti del trattato di Maastricht, i mercati persero ogni stima nei confronti di un'Italia i cui Ministri cadevano come birilli all'annuncio di avvisi di garanzia.

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COMMENTI
11/07/2011 - globalizzazione selvaggia (attilio sangiani)

crollato il comunismo nel 1989,le sinistre già comuniste o socisliste si sono convertite al capitalismo tanto selvaggio quanto prima erano stataliste selvagge.In Russia,poi,la nomenclatura del PCUS diventò improvvisamente la casta dei nuvi capitalisti. Qualcosa di simile è accaduto in Italia. Infatti negli anni '90,governati fino al 2.001 dalla sinistra già comunista e prodiana ( DC di sinistra) e,poi,nel biennio 2.006-'08 le sinistre europee e USA ( Clinton ) globalizzarono il mercato finanziario senza globalizzare le regole e gli organismi mondiali che le facessero rispettare. Così si creò una smisurata massa di capitali finanziari ( cioè di carta,tra cui titoli nati già "tossici",come i derivati da derivati...) che vagano come avvoltoi nel mondo intero alla ricerca della prossima candidata - carogna da sbranare. Questo è il quadro in cui si è manifestato l'inizio della calata degli avvoltoi sull'Italia,dopo la Grecia. Credere che potrebbe salvarci il PD di Bersani,con l'appendice di Di Pietro e di Vendola,sarebbe come credere alla Befana o,peggio,al "buon diavolo". Megli tenerci il soldato Giulio,che,almeno,aveva previsto tutto fin dagli anni '90,come Cassandra.....

 
11/07/2011 - La buccia di ciliegia (Vittorio Cionini)

Tutti d'accordo sulla necessità di evitare ogni più piccola scossa alla fiducia dei grandi players. Ma è davvero agghiacciante pensare che il tutto è appeso alla speranza che il nostro bravo ministro possa perdere l'equilibrio pestando una buccia di ciliegia. Non voglio neppure pensare ad una buccia di banana o ad una cameriera incrociata casualmente nei corridoi di un albergo. Tratteniamo il respiro e allacciamo le cinture. Vittorio Cionini