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Economia e Finanza

GEOFINANZA/ Così la crisi dell'Italia può affondare anche Francia ed Europa

Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)

Il rischio c’è e lo dimostra un pattern molto chiaro in queste ore: la correlazione tra il deterioramento della tenuta dei nostri titoli di Stato e quella delle obbligazioni francesi, il cui sistema bancario detiene 41,8 miliardi di dollari di titoli italiani, oltre ai 97,6 detenuti dal settore pubblico, i 253 miliardi di dollari detenuti da soggetti privati non bancari e il 79,7 in mano ad altre istituzioni transalpine. Insomma, esattamente come la Cina tiene in vita artificialmente gli Usa detenendo il loro debito spazzatura, così Parigi compie una continua respirazione bocca a bocca verso il nostro sistema. Un bacio che potrebbe tramutarsi in quello della morte. A Londra hanno acceso i fari su questa correlazione, tanto che venerdì scorso la Jefferies Fixed Income ha pubblicato un report dal titolo tanto esaustivo quanto spaventoso: “Week ahead: in this race to the bottom is Italy overtaking Spain?”, ovvero “in questa corso verso il baratro, l’Italia sta superando la Spagna?”.

L’autore, David Owen, ha alcune certezze, prima delle quali legata proprio alla criticità del pagamento degli interessi sul debito da parte del governo italiano e alla dinamica della sua sostenibilità: con un aumento del costo medio del prezzo per il finanziamento tra i 200 e i 300 punti base, la nostra capacità di far fronte alle scadenze esploderebbe. Quest’anno, l’Italia avrà un deficit di budget del 4,75% e un avanzo primario dello 0,9% (escludendo i pagamenti degli interessi sul debito) sul Pil: stando a queste cifre, il governo del nostro Paese pensa di spendere 73 miliardi di euro per gli interessi sul debito da 1,5 trilioni (120% del Pil), dato che salirà a 85 miliardi nel 2014.

Solo che questa benigna previsione contempla il fatto che il tasso d’interesse effettivo che l’Italia è chiamata a pagare salirà dal circa 4% attuale al 5% in tre anni, ma già oggi paghiamo il 5,4%! Ma se questo livello salisse, diciamo, al 6% (probabile), il surplus che il governo dovrebbe pagare in interessi sarebbe di 35 miliardi di euro, mentre se salisse al 7% l’extra in costi di gestione del debito (interessi, cedole) sarebbe di 73 miliardi di euro. Un improbabile 8% si tramuterebbe in un extra di 106 miliardi di euro. Insomma, come per ogni governo altamente esposto alla leva, l’aritmetica fiscale è molto dipendente della persistente fiducia dei mercati e da benigni tassi d’interesse: se questi cominciassero a salire, sarebbe davvero dura tagliare la spesa di altre aree governative in maniera sufficiente per fermare la ratio debito/Pil prima che questa vada completamente fuori controllo.

E, purtroppo, da qui alla fine del 2013 di test per saggiare la fiducia dei mercati, l’Italia ne avrà fin troppi, visto che sono 500 i miliardi di euro che dovranno essere immessi sul mercato, con due enormi appuntamenti di roll-over del debito attesi per agosto e settembre di quest’anno e per i primi mesi dell’anno prossimo.