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GEOFINANZA/ Così la crisi dell'Italia può affondare anche Francia ed Europa

Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi (Foto Ansa) Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)

Ma torniamo ora alla stretta correlazione Italia-Francia e facciamolo parlando di cds, i famigerati credit default swap che potrebbero rivelarsi determinanti per spiegare nel medio periodo l’attacco speculativo sull’Italia. Questi strumenti finanziari vengono normalmente spacciati per contratti assicurativi, il problema è che lo sono rispetto al rischio di fallimento di una controparte di cui non si detiene proprietà o azioni. Ovvero, quando stipulo un’assicurazione su casa e automobile, ovviamente farò di tutto perché la casa non vada a fuoco e l’auto non venga rubata. Ma se è una terza persona a stipulare un’assicurazione sulla mia auto e la mia casa, potrebbe avere tutto il vantaggio e la volontà di appiccare il fuoco o far sparire il veicolo per incassare il premio su un bene non suo. E il valore nozionale dei cds sovrani italiani sul mercato superava i 28 miliardi di dollari lo scorso 8 ottobre, cinque volte il costo della bolla generata dal fallimento di Lehman Brothers.

Il nostro cds a 5 anni continua a salire di valore in questi giorni travagliati, visto che venerdì era a quota 242,80 punti base, su di venti punti base dal giorno prima: la rilevazione dei 28 miliardi, l’ultimo aggiornamento disponibile, fu compiuta quando il nostro cds era a 180,2 punti base. Di più, il valore lordo dei contratti cds sull’Italia supera i 242 miliardi di dollari. Il fatto che il nozionale lordo dei cds sia molto alto significa che i derivati sul debito del nostro Paese sono molto scambiati.

Nei primi sei mesi del 2010, la Depositary Trust& Clearing Corporation ha calcolato che, ogni giorno, sono stati comprati e venduti swap sull’Italia per un valore medio di 575 milioni di dollari: l’Italia è poi tra i primi paesi anche per numero di contratti attivi, con 6740 polizze anti-default (dati sempre risalenti al primo semestre dello scorso anno, oggi il numero potrebbe essere di molto cresciuto). Questo grafico dimostra il livello di esposizione ai cds del nostro Paese.

 

 

Insomma, lungi dall’essere meri aggregatori di rischio, i cds italiani sono un faro per capire dove gli investitori internazionali pensano che il rischio emanerà al prossimo fronte di crisi. E sapete quale Paese ha registrato la maggiore crescita sul nozionale netto dei cds in questi giorni? La Francia, esposta come non mai al nostro debito. In gioco, quindi, non c’è solo la stabilità dei conti italiani, ma l’esistenza stessa di Europa ed euro.

Il solito catastrofista? All’ora di pranzo, ieri, l’euro/franco svizzero prezzava un minimo storico a 1,1801, alle 15 era sceso di altri 100 pips a quota 1,1695 e senza la minima intenzione di fermarsi. Contemporaneamente, il titolo di Intesa SanPaolo era sospeso per eccesso di ribasso dopo aver toccato il -6%. Se voi riuscite a restare tranquilli, giuro che vi invidio.

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