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Economia e Finanza

FINANZA/ Fortis: c'è un'arma segreta per proteggere l’Italia dagli speculatori

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

La manovra potrà essere considerata positiva o negativa, a seconda delle valutazioni delle parti sociali, ma la cosa importante è che alla fine porti a raggiungere l’obiettivo del pareggio di bilancio. Il provvedimento apporta dei correttivi di manutenzione sul 2011-12 che servono per finanziare le missioni all’estero e per far fronte ai prestiti per il salvataggio di altri paesi europei (cosa che sembra assurda per un Paese che è stato dato sull’orlo del baratro). Ci sono poi 40 miliardi che si aggiungono ai 44 già previsti dalla manovra dell’anno scorso, che servono allo scopo del pareggio di bilancio nel 2014. L’aver rafforzato il provvedimento relativo alla delega fiscale e assistenziale (15 miliardi), come ha ribadito Tremonti all’Assemblea dell’Abi, è la migliore garanzia che questi 40 miliardi saranno effettivamente stanziati. Spero che ora si possa lavorare meglio per comunicare la serietà del nostro impegno. In questi giorni lo hanno fatto Merkel, Schauble e Lagarde, mentre noi italiani dubitavamo di noi stessi.

 

Pensa sia stato questo il vero problema all’origine degli attacchi speculativi all’Italia?

 

La speculazione si insinua ed è vincente solo se c’è divisione. Questo vale in Europa, ma anche in Italia, soprattutto quando le forze politiche non riescono a vedere al di là del loro naso. C’è stato un “fuoco amico” che ha creato gran parte del caos negli ultimi giorni.

 

Cosa intende dire?

 

Se all’estero qualcuno legge i giornali italiani ha l’impressione che ogni giorno il nostro Paese sia sull’orlo del baratro. Lo saremmo se non avessimo già (senza la manovra di cui si discute) un avanzo primario di 44 miliardi di euro nel biennio 2011-12. Molti osservatori stranieri (l’ho potuto constatare personalmente in questi giorni) non sanno nemmeno che quest’anno avremo già un avanzo primario. Come italiani penso che dovremmo essere capaci di comunicare meglio le nostre cifre, dato che c’è una “guerra” per collocare i titoli di debito nella quale non si guarda in faccia a nessuno.

 

È questo un altro aspetto che ha portato alla situazione degli ultimi giorni?

 

Sì. C’è una situazione critica, in questo momento, dei debiti sovrani in Europa, che sono stati oggetto di un forte attacco, a causa dell’incertezza sulle soluzioni che verranno adottate per la Grecia. L’Italia è stata sicuramente al centro dell’attenzione di questo attacco speculativo: si è voluto quasi saggiare il terreno per vedere se il nostro Paese potesse diventare strumento di destabilizzazione dell’impianto dell’Eurozona. A monte c’è quindi un problema di divisione tra Stati Uniti ed Europa, con i primi che hanno finito la seconda fase del quantitative easing e hanno il problema di collocare i loro titoli di Stato. Senza dimenticare che ci sono state le agenzie di rating, che hanno forse prestato troppa attenzione a soffiare sul fuoco europeo anziché guardare alla situazione americana, dove Obama cerca ancora un accordo con i Repubblicani dopo che il debito pubblico ha sforato il tetto fissato per legge.

 

L’Europa potrebbe cercare di rispondere a questa “offensiva” americana?


COMMENTI
14/07/2011 - Neppure l' A, B, C conoscono... (Giuseppe Crippa)

Trovo molto interessante l'esposizione del prof. Fortis, che evidenzia quanto di buono stia comunque facendo lo Stato – anche grazie, diciamolo pure, all'insieme dei ministri e non soltanto al ministro dell'economia – per porre rimedio ad errori (sprechi, spese improduttive, pensioni facili, finanziamenti a pioggia ecc.) pervicacemente ripetuti nei decenni scorsi. Forse è meglio non enfatizzare il dato, ma avere un avanzo primario non è in questo momento da tutti gli Stati. Articoli così non mi fanno comunque per nulla ricredere sulla validità della nostra classe politica che se solo avesse padronanza di concetti come questi se ne sarebbe ampiamente valsa per tutelare la sua immagine ed i suoi privilegi, anzi il fatto che questo non accada è un'ulteriore riprova del fatto che i nostri parlamentari non conoscano neppure gli elementi di base del bilancio dello Stato.

 
14/07/2011 - PREVISIONI DEL TEMPO(2) (celestino ferraro)

Oggi non c’è trasmissione radiotelevisiva che non si concluda con le previsioni del tempo, e abbiamo imparato a muoverci prudenti specialmente quando d’inverno neve, pioggia, vento sono fenomeni da cui proteggersi preventivamente. Andava bene così, senza dubbio. Adesso c’è un altro Bernanke (un’onomatopea casuale), presidente della Fed Usa, non fa il meteorologo, lui è un economista (un cultore della scienza triste), le sue previsioni sono quasi sempre fallaci: là dove mette il naso lui, là il catafascio “economico” ci debilita più di uno tsunami giapponese. Dovrebbe, Ben Bernanke, prevedere che tempo farà domani per il dollaro Usa, e da quello diagnosticare la sopravvivenza del mondo economico: nemmeno Giove Olimpico sarebbe stato capace di far peggio. Ci fa sapere che il suo istituto è pronto a varare nuove misure di stimolo se l’indebolimento dell’economia Usa dovesse perdurare: dura infatti dal “New Deal” di Franklin Delano Roosevelt (dalle “chiacchierate al caminetto” – firesid chat – ). Però il modo con cui ti dice certe cose è autorevole, i pezzenti di tutto il mondo si sentono rinfrancati e gratificati da queste previsioni di miseria incombente. Ma le cose vanno così ed è inutile dire che avremmo preferito mille volte il Colonnello Edmondo Bernacca a questo Ben Bernanke che, oltretutto, è anche cacofonico nel pronunziarlo. Celestino Ferraro

 
14/07/2011 - PREVISIONI DEL TEMPO (1) (celestino ferraro)

PREVISIONI DEL TEMPO Edmondo Bernacca, il “Colonnello Bernacca”, quello che per primo dagli schermi televisivi RAI ci avvezzò alle previsioni meteorologiche (non ne azzeccava una), divenne ben presto un mito degli anni sessanta. Lo ascoltavamo come un oracolo cumano (IBIS ET REDIBIS) e dal suo responso sul tempo che avrebbe fatto l’indomani, regolavamo le nostre azioni future sul busillis atmosferico. Naturalmente avremmo desiderato sempre tempo sereno, giornate splendide, mare calmo, temperatura gradevole e, d’estate, affidavamo alle sue previsioni il weekend che anche qui da noi iniziava la sua travolgente conquista sociale. La notorietà del colonnello raggiunse l’iperbole del modo di dire e, definire “Bernacca” chi si avventurava a fare previsioni futuristiche, era un modo scherzoso per zittire che si azzardava a farle per non spernacchiarlo: “Chi ti credi di essere, il Colonnello Bernacca”? Insomma, la nostra società moderna è cresciuta all’ombra delle previsioni del tempo atmosferico (da lui ha imparato la differenza fra nembi e cumuli), e a quelle demoscopiche che ci erudiscono sul comportamento delle masse nelle difficili scelte politiche. Se il suo insegnamento ci sia stato utile non saprei dirlo: ecco, appunto, non sono un Bernacca, ma che ci abbia aperto i confini delle previsioni meteorologiche è fuor di dubbio.