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FINANZA/ Fortis: c'è un'arma segreta per proteggere l’Italia dagli speculatori

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Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)  Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

L’Europa dovrebbe pensare a creare una propria agenzia di rating, che faccia almeno da contraltare allo strapotere di quelle americane. Sarebbe poi importante dotarsi finalmente degli eurobond, che sarebbero una soluzione non solo per il problema dei debiti pubblici, ma anche per la crescita dei paesi europei. Aiuterebbero a migliorare il denominatore del rapporto debito/Pil dell’Europa e potrebbero essere una buona occasione di investimento per la Cina, anche perché gli Usa in questi ultimi anni hanno perso molta credibilità sul mercato vista la situazione reale dei loro conti pubblici. Del resto, mi sembra che, anche se non ci sono dati ufficiali al riguardo, ci sia un interesse crescente della Cina verso i titoli pubblici dell’area dell’euro, tanto più di un Paese come l’Italia che in questo momento offrono rendimenti interessanti e motivi di sicurezza di fondo.

 

In questi giorni continuano però a circolare voci su un possibile cambio di governo. Pensa che potrebbe creare dei problemi rispetto all’impegno che l’Italia prende con la manovra?

 

Credo che se anche ci fosse un cataclisma politico che ci portasse a votare domani, e a vincere fosse il centrosinistra, il nuovo governo dovrebbe fare lo stesso tipo di politica economica di Tremonti, perché non ci sono altre possibilità: abbiamo preso un impegno con l’Europa che va rispettato.

 

Tremonti intanto sembra pronto a predisporre una legge costituzionale per imporre il pareggio di bilancio all’Italia. Cosa ne pensa?

 

Sarebbe uno segnale importante sia verso l’esterno che sul fronte interno, perché darebbe l’idea di un impegno ineludibile. Non dobbiamo dimenticare che ogni anno l’Italia paga all’estero per la sua bolletta energetica 60 miliardi di euro e 70 miliardi finiscono a rimborsare gli interessi sul debito pubblico: questo è un grosso handicap che influisce sulla nostra crescita e che ci costringe ad avanzi primari notevoli, cioè a sacrifici. Detto questo, ciò non significa che l’Italia non debba affrontare i suoi problemi come il divario Nord-Sud, le infrastrutture inadeguate, l’eccesso di burocrazia, l’evasione fiscale. I più importanti sono però quello della crescita economica, che è evidentemente bassa, ma che non deve essere trasformata in un tam tam mediatico negativo che ci fa perdere ulteriore terreno agli occhi dei mercati, e la necessità di tagliare il debito pubblico: lo possiamo fare perché siamo un Paese con ricchezza diffusa, con molti sprechi, con costi della politica molto alti che possono essere ridotti molto più di quanto annunciato.

 

Cosa si può fare per la crescita?

 

Alcune idee buone cominciano a manifestarsi, come quella lancia da Prometeia che ha immaginato un aumento delle imposte indirette accompagnato da una riduzione del carico fiscale sulle imprese, in particolare quelle manifatturiere esportatrici. Credo che anche un taglio dell’Irap debba essere concentrato soprattutto su chi esporta, così da accrescere la competitività del sistema, anche perché chi sta trascinando ora il Pil italiano è chi esporta. Occorrerebbe comunque uscire da quella sorta di sindrome di un Paese che sembra perduto, perché non è così. Lo abbiamo quasi spinto nelle mani della speculazione in questi giorni con l’incapacità che abbiamo avuto nel comunicare gli sforzi che stiamo facendo. La maggior parte delle critiche ricevute dai colleghi stranieri, infatti, è stata: non conosciamo quello che state facendo. Leggendo i vostri giornali, vedendo da fuori quello che succede, sembrate un Paese nel caos. Invece, come ho cercato di spiegare loro, i dati dicono che le cose le stiamo facendo.

 

(Lorenzo Torrisi)



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COMMENTI
14/07/2011 - Neppure l' A, B, C conoscono... (Giuseppe Crippa)

Trovo molto interessante l'esposizione del prof. Fortis, che evidenzia quanto di buono stia comunque facendo lo Stato – anche grazie, diciamolo pure, all'insieme dei ministri e non soltanto al ministro dell'economia – per porre rimedio ad errori (sprechi, spese improduttive, pensioni facili, finanziamenti a pioggia ecc.) pervicacemente ripetuti nei decenni scorsi. Forse è meglio non enfatizzare il dato, ma avere un avanzo primario non è in questo momento da tutti gli Stati. Articoli così non mi fanno comunque per nulla ricredere sulla validità della nostra classe politica che se solo avesse padronanza di concetti come questi se ne sarebbe ampiamente valsa per tutelare la sua immagine ed i suoi privilegi, anzi il fatto che questo non accada è un'ulteriore riprova del fatto che i nostri parlamentari non conoscano neppure gli elementi di base del bilancio dello Stato.

 
14/07/2011 - PREVISIONI DEL TEMPO(2) (celestino ferraro)

Oggi non c’è trasmissione radiotelevisiva che non si concluda con le previsioni del tempo, e abbiamo imparato a muoverci prudenti specialmente quando d’inverno neve, pioggia, vento sono fenomeni da cui proteggersi preventivamente. Andava bene così, senza dubbio. Adesso c’è un altro Bernanke (un’onomatopea casuale), presidente della Fed Usa, non fa il meteorologo, lui è un economista (un cultore della scienza triste), le sue previsioni sono quasi sempre fallaci: là dove mette il naso lui, là il catafascio “economico” ci debilita più di uno tsunami giapponese. Dovrebbe, Ben Bernanke, prevedere che tempo farà domani per il dollaro Usa, e da quello diagnosticare la sopravvivenza del mondo economico: nemmeno Giove Olimpico sarebbe stato capace di far peggio. Ci fa sapere che il suo istituto è pronto a varare nuove misure di stimolo se l’indebolimento dell’economia Usa dovesse perdurare: dura infatti dal “New Deal” di Franklin Delano Roosevelt (dalle “chiacchierate al caminetto” – firesid chat – ). Però il modo con cui ti dice certe cose è autorevole, i pezzenti di tutto il mondo si sentono rinfrancati e gratificati da queste previsioni di miseria incombente. Ma le cose vanno così ed è inutile dire che avremmo preferito mille volte il Colonnello Edmondo Bernacca a questo Ben Bernanke che, oltretutto, è anche cacofonico nel pronunziarlo. Celestino Ferraro

 
14/07/2011 - PREVISIONI DEL TEMPO (1) (celestino ferraro)

PREVISIONI DEL TEMPO Edmondo Bernacca, il “Colonnello Bernacca”, quello che per primo dagli schermi televisivi RAI ci avvezzò alle previsioni meteorologiche (non ne azzeccava una), divenne ben presto un mito degli anni sessanta. Lo ascoltavamo come un oracolo cumano (IBIS ET REDIBIS) e dal suo responso sul tempo che avrebbe fatto l’indomani, regolavamo le nostre azioni future sul busillis atmosferico. Naturalmente avremmo desiderato sempre tempo sereno, giornate splendide, mare calmo, temperatura gradevole e, d’estate, affidavamo alle sue previsioni il weekend che anche qui da noi iniziava la sua travolgente conquista sociale. La notorietà del colonnello raggiunse l’iperbole del modo di dire e, definire “Bernacca” chi si avventurava a fare previsioni futuristiche, era un modo scherzoso per zittire che si azzardava a farle per non spernacchiarlo: “Chi ti credi di essere, il Colonnello Bernacca”? Insomma, la nostra società moderna è cresciuta all’ombra delle previsioni del tempo atmosferico (da lui ha imparato la differenza fra nembi e cumuli), e a quelle demoscopiche che ci erudiscono sul comportamento delle masse nelle difficili scelte politiche. Se il suo insegnamento ci sia stato utile non saprei dirlo: ecco, appunto, non sono un Bernacca, ma che ci abbia aperto i confini delle previsioni meteorologiche è fuor di dubbio.