BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

GEOFINANZA/ Vi presento i "cavalieri bianchi" che hanno salvato l’Italia

Foto AnsaFoto Ansa

E a confermare l’intervento delle banche centrali, Bce in testa, ci ha pensato martedì pomeriggio Willem Buiter, capo economista di Citigroup, secondo cui «Francoforte interverrà in qualsiasi modo sarà necessario all’asta italiana di Btp prevista per giovedì. Se non lo farà, l’asta facilmente fallirà». Anche oggi, quindi, giorno dell’asta di Btp decennali, tutto andrà bene grazie alle mosse dei giganti salvatori? Attenti a dare troppo per scontato. Ieri, infatti, si è scoperto che la “pantera silenziosa” intervenuta all’asta di martedì è stata sì la Bce ma attraverso un mezzuccio: lungi dal comprare realmente carta, ovvero obbligazioni dei periferici, l’Eurotower si è limitata a un’Owic (Offers Wanted in Competition), ovvero ha chiesto i prezzi dei bond sovrani martedì facendo presupporre un interesse, ma non li avrebbe acquistati, utilizzando il principio in base al quale se il mercato percepisce che la Bce è pronta a comprare, allora vale la pena buttarsi. Così è stato. Ma questa strategia ricorda molto quella di chi grida “al lupo, al lupo”, può durare per un arco limitato di tempo, poi, se ti fanno tana, si rischia che l’asta vada deserta e allora i guai diventano davvero grossi. Pressoché ingestibili.

Tanto più che il rischio giunge anche dal fronte cinese. Per Stephen Jen della SLJ Macro Partners, se da un lato è chiaro che Pechino ha già comprato 50 miliardi di bonds del cosiddetto Club Med mantenendolo a galla, dall’altro la pazienza cinese potrebbe non essere eterna: «L’appetito cinese per le obbligazioni periferiche europee non è illimitato. Le perdite di capitale già subite da Pechino sono sostanziali e quando la Cina smetterà di comprare bonds spagnoli, questo segnerà un punto di flessione nella crisi del debito europea». Insomma, dita incrociate per l’asta di oggi. E meno titoli trionfalistici.

 

P.S. Dopo il blitz contro le vendite alla scoperto, la Consob ha imposto lo stop al prestito di titoli e il richiamo di quelli già prestati a tutti gli investitori istituzionali, comprese le Fondazioni bancarie, che, come si sa, sono vigilate dal ministero dell’Economia. Per la Consob, infatti, non è possibile escludere sussulti del mercato e il prestito dei titoli è in moltissimi casi il presupposto materiale della vendita allo scoperto.

Mi viene un dubbio? Non è che sfruttando l’attacco speculativo contro le banche italiane, Fondazione Cassa di Risparmio Verona, Vicenza, Belluno e Ancona, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Carimonte Holding e Gruppo Allianz - ovvero il nocciolo che con il 14% controlla di fatto Unicredit dopo l’adios di Alessandro Profumo - hanno pensato di far scendere ancora più in basso il titolo e poi fare il cavaliere bianco entrando con una grossa percentuale nell’azionariato o lanciare un’Opa ostile? Mi conoscete, tendo sempre a pensar male. Ma, questa volta, mi sa che anche alla Consob hanno fatto lo stesso ragionamento.

© Riproduzione Riservata.