BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

MANOVRA FINANZIARIA 2011/ Bollo, titoli, depositi: cosa cambia?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Foto Imagoeconomica  Foto Imagoeconomica

La manovra approvata al Senato è a metà del suo iter legislativo, ma anche quando l’accelerazione politica “di unità nazionale” lo condurrà all’approvazione rimarrà “a metà” per quanto concerne il terreno del risparmio individuale.

MANOVRA FINANZIARIA 2011: BOLLO, TITOLI, DEPOSITI. Da un lato, il ministero dell’Economia ha preannunciato una riforma della tassazione delle rendite finanziarie: dal 2012 anche l’Italia si allineerà all’Unione europea nel prevedere una sola aliquota del 20% al posto dell’attuale forchetta. Finora, infatti, sono tassati al 12,5% i “capital gain” su transazioni azionarie od obbligazionarie e al 27% i proventi maturati su depositi bancari e postali. Sono esenti (e lo rimangono nel disegno di legge delega) i profitti realizzati su titoli di Stato, mentre è prevista un’importante deroga (11% nell’ipotesi) per le forme di investimento individuale in previdenza integrativa.

Non è ancora chiaro se il saldo dell’intervento sull’intera collettività dei risparmiatori italiani sarà positivo o negativo, ma certamente ne beneficeranno tutti i 40 milioni di titolari di un conto corrente presso un banca italiana. Un quarto di questi ultimi, tuttavia, sono anche titolari di “conti deposito titoli”, e su alcuni di loro si abbatterà la “stangata” dell’imposta di bollo: rimarrà invariata a 34,20 euro se il valore nominale degli investimenti finanziari detenuti è inferiore al 50.000 euro, mentre se l’importo è superiore la tassa è scaglionata in tre soglie da 60, 240 e 680 euro, che nel 2013 diventeranno rispettivamente 230, 780 e 1.100 euro a seconda dei valori in deposito.

Come è stato già notato anche su ilsussidiario.net, la “mazzata” (specialmente nella sua versione iniziale) presenta forti analogie con il tributo straordinario del 6 per mille sui conti correnti del luglio ‘92 e caratterizza una manovra in cui l’Economia ha dovuto trovare ai conti pubblici una “quadra” d’emergenza, che sta già facendo molto discutere. E che mitiga l’effetto positivo della riforma della tassazione dei fondi comuni d’investimento varata in febbraio dal Milleproroghe: dall’1 luglio (allorché è entrata in vigore la nuova normativa Ucits 4 sull’offerta di strumenti d’investimento) i fondi italiani e i fondi esteri sono tassati in egual misura sulle plusvalenze effettivamente “realizzate” e non più su quelle nominalmente “maturate” anno dopo anno.

E d’altro canto - lo ha notato su Il Sole 24 Ore l’economista Luigi Guiso - la nuova imposizione sui depositi-titoli può creare nuove distorsioni nell’allocazione del risparmio, proprio quando l’aliquota unica tende e rendere fiscalmente neutre le scelte di investimento puro degli investitori. Intanto - a manovra ancora da approvare - non è ancora chiaro se un “deposito titoli” sia - tecnicamente - un dossier che contenga almeno due categorie di attività (ad esempio, Btp e azioni). Se questo fosse confermato, i risparmiatori sarebbero indotti a concentrare i loro impieghi su una sola categoria, rinunciando forzatamente all’effetto anti-rischio insito nella diversificazione.



  PAG. SUCC. >