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SCENARIO/ 1. Pelanda: quattro mosse per salvare l'Italia dalla manovra

Giorgio Napolitano ha invitato chi scrive sui giornali a precisare, anche in termini quantitativi, le soluzioni al problema di un’economia stagnante. La risposta di CARLO PELANDA

Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano (Imagoeconomica) Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)

Il Presidente della Repubblica ha invitato chi scrive sui giornali a precisare, anche in termini quantitativi, le soluzioni al problema di un’economia stagnante  per un confronto di idee più chiaro e concreto.

Da tempo, con il prof. Paolo Savona, sostengo che per ridare crescita all’Italia bisogna ridurre il debito vendendo patrimonio pubblico. Fino che non lo si farà il peso del debito (spesa per interessi e costi di rifinanziamento) sarà tale da non lasciare spazio nel bilancio per la detassazione stimolativa che è motore, pur non unico, della crescita. Tale posizione è in contrasto con gli studiosi che invocano più crescita, ma senza ritenere necessaria un’operazione preventiva patrimonio contro debito. Savona - in linea con le ricerche sulla soglia di sostenibilità di un debito pubblico - stima che per ridurne l’effetto depressivo bisognerebbe portarlo almeno attorno al 70% del Pil.

Va annotato che la Germania ha messo in Costituzione l’obbligo al pareggio di bilancio per non aumentare il debito quando questo ha cominciato a salire, nel 2009, verso l’80% del Pil. Ora il debito italiano è al 120%, quasi 1.900 miliardi di euro. Ma come potrebbe l’Italia portare da 1.900 a 1.150 miliardi il debito per tenerlo entro il 70% del Pil, questo attorno ai 1.500 miliardi? Bisognerebbe, infatti, cancellare almeno 750 miliardi di debito espresso in titoli: un’enormità.

Al momento la formula di risanamento è fatta di due termini: pareggio di bilancio + misure stimolative della crescita. L’applicazione del primo termine è in atto, la “manovra” appena approvata, ma ciò toglie soldi all’economia compromettendo la crescita. Infatti la seconda misura serve a bilanciare tale effetto deflazionistico. Ma non ci riuscirà perché, appunto, la necessità di spendere ogni anno quasi 80 miliardi per pagare gli interessi sul debito renderà difficile tagliare spesa pubblica in modo sufficiente per stimolare la crescita via detassazione compatibile con il requisito del pareggio di bilancio.


COMMENTI
19/07/2011 - IL MUOVO MINISTRO DELLE FINANZE (celestino ferraro)

Eureka! Direbbe Berlusconi uscito nudo dalla vasca del bagno esulatndo e smaniando (ma poi è sbattuto con una capocciata) felice per la genialità che si è manifestata lampante ascoltando Radio Radicale: eureka! Ho trovato il sostituto di Tremonti: Baladassarri Mario. GIà viceministro dell'economia e già militante di An, poi Pdl, quindi FLI di Fini. La sa lunga Mario Baldassarri, parla anche con gli spiriti (il 3 aprile del 1978 partecipò alla seduta spiritica, insieme a Romano Prodi e Alberto Clò, per sgamare la prigione di Moro), e chi meglio di lui potrebbe svelarci i misteri delle speculazioni finanziarie? Per il momento sarebbe utile a tamponare l'uscita di scena di Tremonti (il Quintino Sella del XXI secolo), le sue capacità demiurgiche (Platoniche) ci garantirebbero da pericolosi salti nel buio. Amen! Celestino Ferraro

 
18/07/2011 - Condivido (Mariano Belli)

Ottimo articolo, del quale condivido la pragmatica filosofia di fondo, che è quella di rilanciare l'economia (e non solo) di questo Paese da troppo tempo avviato su una brutta china. In altra sede sarebbe anche interessante un'analisi sul perchè siamo arrivati a questo, se c'è stato qualcuno, qualche forza, anche internazionale, che ha proditoriamente spinto perchè si arrivasse, in pratica, a perdere buona parte della nostra sovranità.

 
18/07/2011 - Pelanda su debito (Costanzo Rossi)

Sorprende non trovare applicata qs. "idea" innovativa di risparmio nei palazzi che contano, ma piuttosto anche se con qualche variante, la ripetizione di moduli "tradizionali". Mi chiedo anche, nel piccolo, quanto potrebbero incassare di più i comuni (che tanto lamentano mancanza di introiti) se apportassero medi adeguamenti ai canoni di chi occupa le cosiddette CASE POPOLARI. Assistiamo, non sempre in modo giustificato, a degli affitti così irrisori e datati nel tempo che pongono una domanda seria sulla lungimiranza degli amministratori ...... e delle Aziende Pubbliche preposte alla gestione di qs. immobili. Grazie, Costanzo Rossi

 
18/07/2011 - patrimonio contro debito (antonio petrina)

la proposta del prof pelanda è suggestiva e forse applicabile anche cominciando dalle partecipazioni statali(del tesoro) che sono molte ed appetibili al mercato: occhio anche in USA con la medesima problematica della riduzione forzosa del debito sovrano.