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SCENARIO/ 1. Pelanda: quattro mosse per salvare l'Italia dalla manovra

Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano (Imagoeconomica) Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)

Ecco perché gli appelli generici a più crescita sono vani e bisogna aggiungere altri due termini alla formula. Il terzo è un’operazione patrimonio contro debito per ridurre un’aliquota del secondo in un colpo. Ma nemmeno questo basterà. Servirà anche un quarto elemento: la trasformazione dei titoli di debito italiani che eccedono il 70% del Pil in titoli garantiti da tutta l’Eurozona (gli eurobond). Ma vediamo numeri e metodo dell’operazione nazionale patrimonio contro debito, la più cruciale.

Lo Stato dovrebbe conferire in una società finanziaria le sue partecipazioni (da Eni alle Poste) e forzare gli enti locali a conferire quelle delle aziende municipalizzate e simili. Il valore, in prima stima, del tutto sarebbe attorno ai 250 miliardi. Il patrimonio immobiliare alienabile è di circa 200 miliardi. Non si potrà vendere subito tutto questo. Ma si potranno vendere subito nel mercato globale le azioni della società proprietaria, con un incentivo, per fare cassa, lasciando che la società realizzi il valore dei beni nel lungo termine e ad opportunità.

In tal modo ricaveremmo almeno 400 miliardi per cancellarne altrettanti di debito. Ciò farebbe risparmiare più di 20 miliardi di spesa annua per interessi, convertibile in detassazione, e aumenterebbe la credibilità del debito residuo riducendone i costi di rifinanziamento. Cosa che faciliterebbe la conversione in eurobond dei restanti 350 miliardi in modo che il debito sovrano residuo di circa 1.150 miliardi, 70% del Pil, divenga meno depressivo. Questa è la proposta secondo me fattibile nell’arco di un triennio.

 

www.carlopelanda.com

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COMMENTI
19/07/2011 - IL MUOVO MINISTRO DELLE FINANZE (celestino ferraro)

Eureka! Direbbe Berlusconi uscito nudo dalla vasca del bagno esulatndo e smaniando (ma poi è sbattuto con una capocciata) felice per la genialità che si è manifestata lampante ascoltando Radio Radicale: eureka! Ho trovato il sostituto di Tremonti: Baladassarri Mario. GIà viceministro dell'economia e già militante di An, poi Pdl, quindi FLI di Fini. La sa lunga Mario Baldassarri, parla anche con gli spiriti (il 3 aprile del 1978 partecipò alla seduta spiritica, insieme a Romano Prodi e Alberto Clò, per sgamare la prigione di Moro), e chi meglio di lui potrebbe svelarci i misteri delle speculazioni finanziarie? Per il momento sarebbe utile a tamponare l'uscita di scena di Tremonti (il Quintino Sella del XXI secolo), le sue capacità demiurgiche (Platoniche) ci garantirebbero da pericolosi salti nel buio. Amen! Celestino Ferraro

 
18/07/2011 - Condivido (Mariano Belli)

Ottimo articolo, del quale condivido la pragmatica filosofia di fondo, che è quella di rilanciare l'economia (e non solo) di questo Paese da troppo tempo avviato su una brutta china. In altra sede sarebbe anche interessante un'analisi sul perchè siamo arrivati a questo, se c'è stato qualcuno, qualche forza, anche internazionale, che ha proditoriamente spinto perchè si arrivasse, in pratica, a perdere buona parte della nostra sovranità.

 
18/07/2011 - Pelanda su debito (Costanzo Rossi)

Sorprende non trovare applicata qs. "idea" innovativa di risparmio nei palazzi che contano, ma piuttosto anche se con qualche variante, la ripetizione di moduli "tradizionali". Mi chiedo anche, nel piccolo, quanto potrebbero incassare di più i comuni (che tanto lamentano mancanza di introiti) se apportassero medi adeguamenti ai canoni di chi occupa le cosiddette CASE POPOLARI. Assistiamo, non sempre in modo giustificato, a degli affitti così irrisori e datati nel tempo che pongono una domanda seria sulla lungimiranza degli amministratori ...... e delle Aziende Pubbliche preposte alla gestione di qs. immobili. Grazie, Costanzo Rossi

 
18/07/2011 - patrimonio contro debito (antonio petrina)

la proposta del prof pelanda è suggestiva e forse applicabile anche cominciando dalle partecipazioni statali(del tesoro) che sono molte ed appetibili al mercato: occhio anche in USA con la medesima problematica della riduzione forzosa del debito sovrano.