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IL CASO/ Sapelli: l’enigma delle privatizzazioni risolto da una "fiaba"

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La Sfinge di Giza (Foto Ansa)  La Sfinge di Giza (Foto Ansa)

La Sfinge era assorta nella meditazione e solo quando il venditore si girò su se stesso con gli almanacchi della privatizzazione - su cui sfolgoravano carceri di lusso e caserme centenarie pronte alla vendita agli amici dei neoclassici, invece che trasformarsi in case a proprietà municipale, come succedeva negli stati confinanti Caucania - s’accorse che il venditore camminava arrovesciato a testa in giù e a piedi in su, come se fosse un miraggio, una Fata Morgana del deserto destinata a scomparire allorquando ciò che di giardino rimaneva attorno ai poveri si sarebbe trasformato in deserto.

La Sfinge, mentre osservava l’immagine del venditore dissolversi nell’aria, iniziò a intravvedere tra le dune gruppi di persone, famiglie con anziani e bambini, poveramente vestiti, intenti a tirar su acqua dalla falda che stava sotto la sabbia. I più anziani decidevano quanta acqua andava distribuita a ogni famiglia in base ai figli e alle braccia che lavoravano.

Non si spendeva un soldo del tesoro di Cacuania, perché a tutto provvedeva il risparmio mutualmente raccolto tra le assetate famiglie. E così vedeva orti nascere e rinascere e il deserto via via ritrarsi e venir sostituito da verdi campi. Anche qui non era giunto il dominio dello Stato, quanto invece il dono del lavoro e della fatica solidale mutua che creava ricchezza da distribuire e conservava in salute e in pace le popolazioni».

Ecco il racconto del mio amico, per lunghi anni esiliato dalla monarchia universale neoclassica perché negava il dogma che il mercato sempre raggiunge il più perfetto degli equilibri.



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COMMENTI
20/07/2011 - patrimonio contro debito nella manovra del pareggi (antonio petrina)

e se il venditore risponde alla sfinge che parte del patrimonio è dato per farlo fruttare alla migliore società (SGR) del mercato non per svenderlo e contemporaneamente per ridurre il debito ?