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GEOFINANZA/ Così l'Europa può mandare all'aria anche gli Usa

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Come mai, quindi, Goldman Sachs contraddice le analisi di tutti gli altri primari istituti e promuove Fiat? Forse perché il titolo della casa torinese da lunedì è ben presente in Sigma X, la piattaforma di contrattazione elettronica non regolamentata di proprietà proprio di Goldman? Si chiama “pump and dump”, è un trucco vecchio come il mondo per i traders: si pompa artificialmente il valore di un titolo per poi scaricarlo. Ecco spiegato, in qualche riga di troppo, perché i rialzi degli ultimi due giorni sono falsi come l’oro stipato a Fort Knox.

Torniamo, quindi, all’Europa e ai suoi guai. Quali sono le opzioni sul tavolo per cercare di salvare la Grecia e tamponare il contagio? Chiedetelo al membro del board della Bce, Ewald Novotny, il quale alla vigilia del vertice di quest’oggi ha cercato di spegnere l’incendio provocato dalla sua dichiarazione, in base alla quale l’Eurotower sarebbe pronta ad accettare un compromesso su un “default temporaneo” della Grecia, dicendo di essere stato frainteso. Come uno Scilipoti qualunque.

Vero o no il misunderstanding, i mercati hanno già prezzato anche questa ipotesi come più che probabile: martedì il bond biennale ellenico è crollato subito dopo la notizia, facendo schizzare il rendimento a un ridicolo 39,09%. Ma c’è dell’altro: al Mro (Main refinancing operation) della Bce del 13 luglio scorso, le banche europee hanno preso a prestito la cifra record di 197 miliardi di euro a tasso fisso. Segnale che non solo il default temporaneo ci sarà, ma che porterà con sé un congelamento della liquidità per la seconda metà di quest’anno.

La Germania spinge per una ristrutturazione del debito o per un default parziale, mentre Jean-Claude Trichet non vuole nemmeno sentir parlare di questa ultima opzione, poiché spaventato da una crisi in stile Lehman Brothers. Le ipotesi di lavoro, a oggi, sarebbero tre. I governi europei imporrebbero una tassazione sulle istituzioni finanziarie per finanziare un nuovo salvataggio, contemporaneamente a un rollover volontario sul debito greco. Le altre due opzioni, invece, comporterebbero un parziale o totale default del Paese. In parole povere, cari lettori, avete capito da soli che non c’è accordo su niente e che un altro nulla di fatto è alle porte. Ancora una volta i politici e i regolatori europei non capiscono o fingono di non capire che il nodo della questione, il pericolo reale, non sta nel debito greco, ma nella natura interconnessa del mercato dei derivati che sovrintende il debito sovrano, situazione che potrebbe sostanziare un default ellenico di qualsiasi entità in un rischio sistemico, per il semplice fatto che, se una delle banche europee che andrà a gambe all’aria con la Grecia avesse anche grosse esposizioni verso la Spagna, allora la situazione diverrà complicata molto velocemente.

Il 70% dell’esposizione al debito di Portogallo, Grecia, Spagna e Irlanda è in mano a istituzioni straniere, come si nota dal grafico in basso che mostra l’esposizione bancaria al debito delle nazioni periferiche come percentuale del Pil.