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Economia e Finanza

GEOFINANZA/ Così l'Europa può mandare all'aria anche gli Usa

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Per capirci, le banche britanniche sono esposte al debito irlandese per poco più del 6% del Pil, mentre l’esposizione tedesca al debito spagnolo è circa il 5% del Pil. Ciò che i politici non capiscono è che, per esempio, se il Portogallo va in default, le banche spagnole lo seguiranno. E questo innescherà a sua volta un collasso sistemico, visto che l’esposizione al debito spagnolo è pari o superiore al 4% del Pil per Svizzera, Francia, Germania, Regno Unito e Olanda. E l’ipotesi di un Portogallo in bancarotta presa in esame non è così peregrina visto che il nuovo premier lusitano, Pedro Passos Coelho, proprio l’altro giorno ha detto alla nazione di preparasi a nuova austerity visto che il governo a scoperto una “colossale” buco da 2 miliardi di euro nei conti pubblici lasciato in eredità dal governo socialista. Detto fatto, il rendimento del biennale portoghese ha toccato il 20,3%!

C’è poi l’interconnessione statunitense, visto che se gli Usa hanno solo 390 miliardi di dollari di esposizione al debito dei cosiddetti Pigs, circa il 3% del Pil, dobbiamo ricordarci che le banche commerciali statunitensi hanno oltre 240 trilioni di dollari in esposizione ai derivati nei loro stati patrimoniali. E l’82% di questi - circa 200 trilioni - sono legati ai tassi d’interesse. Ecco perché la questione greca, la questione europea, rappresentano il fulcro per la stabilità globale: un collasso nel mercato obbligazionario che spinga i tassi oltre i limiti e porti a una divaricazione da impazzimento di vari spread legati a tassi (Libor, Treasury verso il franco svizzero), potrebbe innescare un altro evento in stile Lehman nel mercato dei derivati.

Inoltre, occorre sempre far memoria del fatto che il sistema finanziario è più esposto alla leva oggi che durante la bolla hi-tech, quindi un collasso del mercato dei derivati potrebbe innescare una rapida ed enorme svendita da parte di banche e istituzioni finanziarie costrette a vendere posizioni per pareggiare la ratio tra margine e redemption (margin/redemption calls), un qualcosa destinato a scatenare ancora più vendite.

Per Royal Bank of Scotland, l’Europa sarebbe sulla cuspide di una convulsione del sistema dopo che i rendimenti dei decennali spagnoli hanno toccato il record post-euro del 6,34% e quelli italiani hanno toccato quota 6%: «Crediamo che la Spagna sia entrata nella zona di pericolo per il livello dei rendimenti - scrive Harvender Sian, analista del credito -. A nostro avviso il punto di non ritorno è fissato al 6,5%, un’area molto prossima che ci fa temere un evento di rischio sistemico nel breve termine o comunque nell’arco di settimane». Idee ancora più chiare per Pimco, il principale fondo obbligazionario del mondo, secondo cui l’Ue dovrebbe abbandonare al loro destino Grecia, Portogallo e Irlanda e concentrare una forza d’impatto da 1 trilione di euro per difendere Spagna e Italia.

«Stiamo arrivando alla fine del gioco per questa parte della crisi del debito sovrano europeo: il numero di lattine che i leader devono far rotolare giù dalla strada a questo punto, metterebbero a dura prova anche il sinistro di Lionel Messi», dichiara Gary Jenkins della Evolution Securities, secondo cui «a questo punto l’unica chance che vedo all’orizzonte è quella di un’Ue che deciderà per un’unione fiscale o l’emissione obbligazionaria comune un minuto prima della Mezzanotte di un fine settimana, quando ormai si sarà capito che il sistema è a un passo dal collasso».

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