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FINANZA/ 1. Bertone: c’è una "bomba" che può cambiare l’Italia

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Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)  Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

C’è una bomba a orologeria che si nasconde in fondo ai portafogli di tutti gli italiani. Una bomba già innescata, che scoppierà nel 2014 se non verrà approvata nel frattempo la riforma del welfare.

Nel caso che non si trovi un accordo in tempo per far decollare questa riforma, compito che toccherà probabilmente alla prossima legislatura (non si sa con quale governo o maggioranza), la manovra finanziaria prevede infatti che scatti la famigerata clausola di salvaguardia, fatta di tagli a detrazioni, deduzioni e bonus fiscali: l’effetto regressivo per alleggerire l’Irpef, nel 2013 e nel 2014, vedrà ridotti sensibilmente gli sconti.

Secondo i calcoli dell’economista Massimo Baldini, si abbatterà con particolare iniquità sui nuclei familiari con un reddito medio tra i 16 e i 27 mila euro, che a regime, nel 2014, perderanno 620 euro di agevolazioni, su un totale medio di 3 mila euro, quasi il 21%. Un quinto in meno. Al contrario, il 10% più ricco delle famiglie, quelle con un reddito superiore ai 54 mila euro, lasceranno allo Stato solo 364 euro; com’è logico, visto che le agevolazioni sono rivolte alle fasce più deboli.

Non è affatto logico, però, il risultato finale: fra tre anni, se non ci sarà una crescita robusta del Pil (ahimè, improbabile) la pressione fiscale salirà di un altro 1,6% rispetto all’attuale 42,5%: sarà così battuto il record storico. La stangata colpirà in maniera rilevante i proprietari di almeno un immobile, cioè il 79% degli italiani, che dovranno aggiungere, a partire dalla denuncia dei redditi 2014, al proprio imponibile Irpef anche il 20% del valore della propria casa, vale a dire della rendita catastale.

Sempre che basti, visto che l’Agenzia del territorio nutre propositi bellicosi: i valori delle abitazioni ai prezzi di mercato, nota un recente censimento condotto dall’Agenzia, risultano nella dichiarazione dei redditi 2010 pari a 3,7 volte i corrispondenti valori patrimoniali risultanti al fisco.



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