BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ 1. Bertone: c’è una "bomba" che può cambiare l’Italia

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica) Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

Anche senza colpi di mano in materia, comunque, il salasso per i 24 milioni di italiani che subiranno il ritorno dell’Irpef sulla prima casa sarà senz’altro rilevante. A meno che non prenda corpo nel frattempo la “riforma del welfare”, eufemismo dietro cui si nasconde la necessità di arrivare entro il fatidico 2014 al pareggio di bilancio, così come promesso ai partner comunitari, modificando sensibilmente in peggio le condizioni dello Stato sociale che, nella realtà italiana, sono in pratica sinonimo di pensioni. E poco altro.

Di qui una domanda brutale: meglio lasciar pendere sul nostro capo questa spada di Damocle? Oppure, per tornare all’immagine iniziale, lasciare che nelle nostre tasche continui il ticchettio di una bomba che farà strage di risparmi, quando ci sono, e del tenore di vita? Oppure non è meglio tagliar la testa al toro, affrontando di petto le questioni strategiche, dalla riforma del welfare alla mille volte annunciata riforma del fisco?

Non è solo questione di ragioneria, naturalmente. Semmai, la riforma dovrebbe essere l’occasione per raggiungere finalmente obiettivi tanto ambiziosi quanto urgenti. Un Paese che non mette al centro della sua politica un brusco cambio di rotta per dar lavoro ai giovani e alle donne, i due punti oscuri del mercato del lavoro nostrano, si condanna a una lenta agonia, più o meno lunga a seconda del grado di spremitura della ricchezza residua. È in questa cornice che va ripensata la politica dell’assistenza, della sanità e della previdenza. Senza gettare a mare, nell’ansia di far quadrare i conti, il tesoro della sussidiarietà.

Non è uno scandalo, ad esempio, parlare di pensioni a settant’anni, purché il sacrificio si inquadri in una politica ad ampio raggio che preveda: a) un salario di ingresso aggressivo, sul piano fiscale, per le assunzioni di giovani e donne; b) contratti specifici per gli anziani, in cui si faccia ampio uso del part-time e delle forme più idonee per capitalizzare la loro esperienza a vantaggio della formazione.