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FINANZA/ Perchè nessuno crede alla “balla” della crisi Usa?

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Riguardo all’ipotesi di shortare i Treasuries come strategia difensiva, un guru di Wall Street come Dennis Gartman ha le idee molto chiare, ovvero che i rendimenti dei T-Bills non dipendono dalle dinamiche del debito, ma dalle mosse della Federal Reserve: «Tutti cercano di essere furbi in questo momento, pensando che i Treasuries caleranno a causa dei problemi con il debito, ma invece continuano a salire. Finché la Fed non darà vita a una stretta - e, a oggi, non ci sono segnali che vadano in questa direzione - è davvero duro e rischioso essere short sul bonds Usa». Che fare quindi per proteggersi? Gartman non ha dubbi: «Io raccomando di vendere euro e comprare franchi svizzeri e oro, i beni rifugio».

E consigliare l’acquisto di oro dopo il record di ieri a oltre 1624 dollari l’oncia significa solo due cose: essere pazzi o essere certi che la crisi europea si acuirà e di molto a breve, in modo tale da far intravedere entro fine anno quota 1700 dollari l’oncia. Unico rischio: l’oro rispetto a franco, dollaro australiano e yen (la corona novergese, grazie agli attacchi di venerdì, è stata eliminata momentaneamente dal panel di valute sicure), tende a subire contraccolpi molto forti e netti in caso di eventi inaspettati e di grossa portata. Ecco, però, che Andrew Economos - omen nomen - direttore generale della strategia sovrana e istituzionale per l’Asia di JP Morgan Asset Management, lancia la sua idea: scegliete il dollar index (un indice del valore del dollaro statunitense rispetto a un paniere di valute che comprende euro, yen, sterlina britannica, dollaro canadese, corona svedese e franco svizzero) e non altri beni rifugio, visto che «il dollaro è terribilmente sottovalutato a questo punto. Ci sono enormi posizioni short contro il dollaro Usa, così è possibile assistere a un rimbalzo nel dollar index come anche un ripresa degli assets rischiosi in generale».

Capito: talmente la situazione Usa sarebbe grave da vedervi proporre acquisti di Treasuries e scommesse “da toro” su dollaro e assets rischiosi! Come vi dicevo da queste pagine almeno tre settimane fa, l’unico interesse Usa oggi è quello di trovare compratori per le proprie obbligazioni sovrane, ora che la Fed ha smesso di stampare soldi in cantina per acquistarle dalle banche, le quali a loro volta usavano il cash di Ben Bernanke per mantenere artificialmente in vita gli indici di Wall Street. Guarda caso, il mercato obbligazionario europeo sconta ancora - e forse più di prima - la crisi del debito greco e periferico, mentre gli Usa vedono i rendimenti salire di poco e le aste andare a buon fine, anche perché il buon Tim Geithner sta mantenendole basse in fatto di volume d’offerta in attesa dell’accordo sul debito, quando aprirà le bocche da fuoco e piazzerà miliardi e miliardi di T-Bills aumentando il numero di obbligazioni disponibili al collocamento. E in un contesto di avversione dal rischio, si va sul sicuro: ovvero verso la moneta e le obbligazioni di un Paese ufficialmente, a oggi, sull’orlo del default!

Capito perché parlo del più colossale caso di turbativa dei mercati attraverso la veicolazione di false informazioni nella storia? Ma veniamo alla seconda strategia Usa, quella destinata a blindare il ruolo di moneta globale di commercio del biglietto verde. Nonostante un dollaro debole faccia comodo a livello di export, lo status di moneta di riserva globale rischia pesantemente in caso di un downgrade legato a un evento di credito, non per forza il default, che cancelli una delle AAA. Che fare, quindi?


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