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FINANZA/ Perchè nessuno crede alla “balla” della crisi Usa?

Pubblicazione:martedì 26 luglio 2011

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Insomma, la questione per ora è limitata al baratto, ma un domani che lo yuan avrà perso la non convertibilità e visto accresciuto il suo status di valuta globale, così come il rublo collateralizzato da oro che sta stampando il Cremlino, è proprio il ruolo di intermediazione monetaria globale del dollaro a rischiare l’estinzione. Magari, nel medio termine, attraverso una trattazione para-monetaria degli hard assets, siano esse commodities energetiche o metalli preziosi. Se alla fine sarà accordo tra Pechino e Teheran sul sistema di baratto, drizzate le antenne su Teheran: quasi certamente una “spontanea” primavera iraniana in ritardo sarà alle porte. Con i complimenti del Dipartimento di Stato.

E che qualcosa stia bollendo in pentola in Iran, lo dimostra l’assassinio sabato scorso a Teheran di Daryoush Rezaie, 35enne fisico nucleare legato all’Organizzazione iraniana per l’energia atomica, freddato da due sconosciuti in motocicletta che gli hanno sparato davanti a casa. Geofinanza, al suo meglio.

 

P.S. 1: Nella tarda serata di ieri, poi, la conferma indiretta da parte dello Speaker della Camera, il repubblicano Boehner, la cui proposta di accordo contemplerebbe un innalzamento del debito tra 1 e 1,6 trilioni di dollari dal prossimo febbraio, con contestuale istituzione di un comitato che identifichi i campi in cui intervenire per i tagli di spesa. Quindi, altri sette mesi di instabilità e tira e molla sui mercati, a tutto vantaggio di Wall Street, dello status del dollaro e, soprattutto, delle obbligazioni statunitensi.

 

P.S. 2: Signori, il ghiaccio si sta sciogliendo sotto i nostri piedi. Citando la più ridicola spiegazione che mai i mercati finanziari abbiano dovuto sentire, il Tesoro italiano - visto l’aumentare dello spread a 293 punti base, un picco di 40 punti base in un solo giorno - ha annullato l’asta di Btp di medio e lungo termine prevista per metà agosto. Nel tentativo di battere in comicità mostri sacri come Buster Keaton e Stanlio e Ollio, il buon Tremonti ha deciso di cancellare l’asta «in considerazione dell’ampia disponibilità di capitale e delle limitate necessità di finanziamento». Giuro che ho citato il comunicato del ministero, non ho partorito questa perla di ilarità in stato di ebbrezza.

Ovviamente, la vera ragione è legata agli spreads proibitivamente alti. Peccato che gli appuntamenti con il rifinanziamento del nostro debito nei mesi di agosto e settembre siano a tappe forzate, quindi il fatto di annullare un’asta, rimandando gli investitori di medio e lungo termine a quella prevista per il 13 settembre, parla la lingua di un terrore ormai pervasivo e nella speranza vana di un “ghe pensi mi” globale che nell’arco di 40 giorni faccia crollare spreads e rendimenti.

Insomma, mentre l’Europa si preoccupa per il mancato accesso ai mercati del finanziamento privato da parte di Grecia, Irlanda e Portogallo, proprio noi, la “I” formalmente più sana dell’acronimo Piigs, decide di evitare la prezzatura del mercato, nei fatti assestando un colpo da ko alla credibilità del nuovo piano di salvataggio greco - che non contempla denaro necessario per intervenire sul mercato obbligazionario secondario in favore nostro e della Spagna - e a quella del nostro Paese, esattamente ciò che attendevano con ansia le agenzie di rating.

Scommettiamo che questa sarà la prima ma non l’ultima asta agostana a essere annullata e che il downgrade del rating del nostro debito sovrano è alle porte?

 

geofinanza.ilsussidiario.net



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