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SCENARIO/ 1. Pelanda: così Obama minaccia l’Europa

Barack Obama e Ben Bernanke (Foto Ansa) Barack Obama e Ben Bernanke (Foto Ansa)

L’America non si preoccupa troppo dell’inflazione perché l’estrema efficienza del suo mercato interno la riassorbe rapidamente. Poi confida sul fatto che il dollaro, essendo moneta di riferimento mondiale, non subisca deflussi eccessivi anche se il cambio scendesse di molto. Pertanto continuerà nella svalutazione, esportando inflazione. Per esempio, il petrolio è prezzato in dollari e a ogni caduta del suo valore di cambio c’è un rialzo più che proporzionale del prezzo.

Per l’Eurozona ciò è un grave problema, perché l’euro rischia un valore di cambio che ne deprimerà le esportazioni, combinato con l’aumento dell’inflazione e quindi del costo del denaro. Ma se il dollaro perdesse la fiducia del mercato subirebbe dei deflussi tali da far crollare le Borse statunitensi e mandare nuovamente in grave recessione l’America.

Poiché questa conta per il 30% del mercato globale ed è il motore della domanda mondiale, a tale evento corrisponderebbe una megacrisi generale che in Europa diverrebbe recessione grave e duratura che riaprirebbe, per la contrazione della crescita, i dubbi appena sopiti sulla sostenibilità dei debiti.

Tale rischio è riducibile da un rinsavimento della politica statunitense, ma potrà essere eliminato nel futuro solo da un accordo di convergenza tra aree dell’euro e del dollaro, questa l’unica soluzione, ormai, per risolvere la crisi di ambedue.

 

www.carlopelanda.com

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