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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. La verità sulla crisi di Usa ed Europa

Gli Stati Uniti e l’Europa affrontano difficoltà finanziarie apparentemente simili, ma in realtà molto diverse, come ci spiega GIUSEPPE PENNISI in questa sua analisi

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Se qualcuno mi chiedesse qual è il nodo del debito sovrano Usa, la risposta che mi verrebbe spontanea (avendo studiato e lavorato a Washington per 18 anni) sarebbe: “È il federalismo, bellezza!”. Se, invece, mi si domandasse di spiegare cos’è il problema di fondo dei debiti sovrani di Grecia, Irlanda, Italia, Spagna, Portogallo, risponderei, dato che sono nato e vivo a Roma e da 43 anni sono sposato a una francese, con pari immediatezza: “È la differenza in produttività e competitività nell’eurozona, bellezza!”.

Credo sia fondamentale afferrare questi aspetti di base, altrimenti il debito sovrano “atlantico” finisce in un calderone in cui tutti i gatti sono bigi. Gli Stati Uniti hanno una Costituzione che limita le funzioni “proprie” del Governo federale alla difesa nazionale e alla politica estera. Le altre funzioni (anche in materia di politica economica e di finanza pubblica) sono proprie del Congresso oppure (specialmente in campo dell’istruzione, della sanità, del sociale e delle strategie industriali) di ciascuno dei 50 Stati dell’Unione.

Presidente e Congresso sono eletti in modo differente, con sistemi elettorali differenti e pure da elettori differenti. Il Governo non è espressione del Parlamento, ma gode di una propria autorità derivante dai propri “grandi elettori”. Parimenti, il Congresso risponde ai propri elettori. Per questa ragione, il bilancio federale non nasce con una legge finanziaria proposta dalla Casa Bianca, ma all’interno della pertinente Commissione della Camera; l’inquilino del villino al n. 1600 di Pennsylvania Ave. NW può respingerlo, ma se riapprovato a maggioranza qualificata o lo accetta o fa i bagagli e lascia lo studio ovale al suo Vice per il resto del mandato.

Analogamente, il livello di debito pubblico (ora attorno al 100% del Pil degli Usa) deve essere “autorizzato” dal Congresso, in base al comma 8 dell’articolo 1 della Costituzione. Se tale autorizzazione non c’è, nessun Segretario al Tesoro può con un decreto dare il via all’emissione di titoli di Stato.

Il 2 agosto scadono titoli per diversi milioni di dollari; per rifinanziarli occorrono nuove emissioni e, quindi, un nuovo aumento del “tetto” del debito: l’ultimo è stato autorizzato il 12 febbraio 2010. Se l’autorizzazione non arriverà, il Governo federale sarà tecnicamente “insolvente”. È chiaro che dietro un problema essenzialmente contabile si nasconde una battaglia di politica economica (principalmente in tema d’intervento pubblico federale in materia sanitaria).