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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. La verità sulla crisi di Usa ed Europa

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È anche evidente che verosimilmente si giungerà a un accordo che per l’Amministrazione Obama sarà una sorta di Caporetto economica, poiché dovrà dare una sterzata al programma annunciato in campagna elettorale e nel discorso di insediamento. Ove non si giungesse a un accordo (il Congresso ha il coltello dalla parte del manico), Obama dovrebbe cominciare a pensare a un trasloco anticipato; dopo l’insolvenza, si annunciano brutte sorprese in materia di bilancio.

Di altra natura il problema europeo. Non siamo alle prese con differenze di filosofia economica all’interno di un singolo Stato (ancorché Federale), ma di differenze di strategie economiche tra Stati che hanno dato vita a un’unione monetaria. Allora non venne metabolizzata la conseguenza principale dell’irreversibilità dell’euro: chi si era abituato a comportamenti birichini - Governi, Parlamenti, burocrazie, imprese, famiglie, individui - doveva essere più virtuoso degli altri per non essere schiacciato dallo loro maggiore produttività e competitività. Chi non si è messo sulla strada della virtù ha pensato di poter tamponare indebitandosi nella speranza che un Buon Samaritano Ue sarebbe prima o poi arrivato.

Lo descrive bene un saggio che uscirà nel prossimo numero della rivista “Discussion on Estonian Economic Policy”. Lo hanno scritto - per ora è disponibile unicamente una versione in tedesco inviata per osservazioni - due professori dell’Università di Greifsweig (una delle più antiche in Europa; è stata fondata nel 1456); si bagna sul Baltico, in quella parte della Pomerania ai confini con l’Estonia. Il saggio documenta che l’eurozona - in cui l’Estonia è appena entrata - è a rischio a ragione delle profonde differenze di politiche economiche e di prassi (segnatamente in materia di lavoro e di impresa). Le intese raggiunte per tamponare il debito sovrano di questo Stato o di quell’altro sono solo cerotti. O aspirine in casi in cui occorre invece rivolgersi al chirurgo.

Ci rifletteranno gli estoni. È bene che iniziamo a farlo pure noi. 

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