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FINANZA/ Ecco perché l’Europa rischia più degli Usa

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Cerchiamo una volta per tutte di sgomberare il campo dagli equivoci e facciamo parlare i fatti e le cifre, invece della pancia: se c’è qualcuno che rischia pesantemente è l’Europa, non certo gli Usa. I quali, come ho già scritto martedì, stanno sfruttando strategicamente la loro manfrina sull’aumento del tetto di indebitamento per affondare del tutto il Vecchio Continente e contemporaneamente assestare un duro colpo alla Cina, per la quale l’Ue rappresenta il principale partner commerciale.

Partiamo da ieri e da qualche dato. È bastato che, con delicatezza degna di un panzer e a mercati appena aperti, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, dichiarasse che l’Efsf, il fondo di salvataggio europeo, non avrà carta bianca per l’acquisto di bond governativi sul mercato secondario, per mandare a picco la Borsa e scatenare questo effetto sull’asta obbligazionaria italiana.

Il Tesoro ha infatti assegnato ieri 942,4 milioni di Btp decennali indicizzati all’inflazione dell’area euro con un rendimento lordo annuo del 4,07%, in forte aumento di 1,56 punti percentuali rispetto all’asta precedente: tutt’altro che entusiasmante anche la domanda, che è stata pari a 1,59 miliardi a fronte di un importo offerto compreso tra 500 milioni e 1 miliardo di euro. Intanto, lo spread di rendimento tra il Btp decennale italiano e l’equivalente Bund tedesco è salito ancora sopra quota 300 punti, fino a un massimo di 313 punti. In rialzo a 341 punti anche lo spread del decennale spagnolo sui bond: il rendimento dei decennali italiani avanza al 5,74%, mentre quello dei decennali spagnoli è al 6,10%, ricordando sempre che il 7% è ritenuto da tutti gli analisti il tetto massimo di sostenibilità.

E il giorno prima, ovvero martedì? In quel caso nessuno Schauble di turno aveva ricordato ai mercati come Italia e Spagna siano “too big to bail out”, ma, nonostante questo, ancora rendimenti in rialzo e domanda in calo. Sono stati infatti questi i poco confortanti segnali giunti dalle aste obbligazionarie italiane e spagnole, ormai tracciate in tandem dai mercati visto che la stessa Moody’s, operando l’ennesimo downgrade della Grecia, ha posto nel mirino per future revisioni proprio Roma e Madrid avendo preventivamente salvato Portogallo e Irlanda, poiché in futuro beneficeranno di tassi d’interessi più bassi garantiti dal piano europeo. «È un segnale chiaro dei mercati ed è tutto indirizzato all’Ue: occorre espandere l’Efsf ad almeno 1,5 trilioni di euro, in modo da poter coprire interventi di emergenza sul mercato obbligazionario secondario per correre in soccorso di Italia e Spagna. Altrimenti, i due anelli forti dei Piigs continueranno a soffrire a ogni asta, con rendimenti che per i decennali rischiano di avvicinarsi pericolosamente alla quota di gestibilità del 7%. L’annullamento della vostra asta di Btp a medio a lungo termine di metà agosto parla questa lingua», dichiarava un trader londinese sotto richiesta di anonimato.

 

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