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FINANZA/ Ecco perché l’Europa rischia più degli Usa

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Facciamocene una ragione, se gli Usa pagano lo 0,4% sul biennale e il 3,02% sul decennale c’è una ragione di fondo, non legata automaticamente al rating, ma al fatto che, a differenza dell’Europa, hanno un’unica politica economica, fiscale e monetaria a cui è legata l’emissione dei suoi titoli di Stato sul debito. Punto. Ma siamo fiscali fino in fondo e svisceriamo anche l’ipotesi più oscura: ovvero, il fatto che i money market funds (fondi comuni di investimento che investono in strumenti finanziari a breve termine, come pronti contro termine, Buoni del Tesoro, certificati di credito del Tesoro), i maggiori detentori di Treasuries, siano costretti a scaricare le loro posizioni visto che a livello legale e statutario possono detenere in portafoglio solo securities di alta qualità di rating. Se questo accadesse, il mercato sarebbe inondato, i prezzi crollerebbero e i mercati si ritroverebbero nel caos.

Peccato che tutto questo non può accadere e non accadrà. La Sec, infatti, prevede sì requisiti di rating per gli investimenti dei money market funds, ma questi sono talmente slegati da non far mettere nemmeno in preventivo l’ipotesi di un sell-off. Inoltre, ciò che veramente conta è il rating di credito a breve termine e a Washington si dicono pressoché certi che questo non accadrà. Nel caso invece di un downgrade sul rating di credito di lungo termine, possibile se le agenzie valuteranno un eventuale piano di innalzamento del debito come prodromico di un buco nel budget, visto che non risponde alle esigenze di sostenibilità, gli effetti sui mercati potrebbero essere altri, ma non una svendita di Treasuries.

Ma siamo più pessimisti dei pessimisti e mettiamo in conto un downgrade del credito a breve termine: in questo caso il sell-off sarà alle porte? Non automaticamente. Ve lo illustra il grafico qui sotto, che riporta i due livelli di eligibilità di rating delle obbligazioni per essere detenute da money market funds.

 

 



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