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FINANZA/ 1. Bertone: Italia in crisi, chi pagherà il conto?

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Potenza delle Borse. A poco o nulla sono serviti gli appelli reiterati del Capo dello Stato piuttosto che i moniti delle autorità morali più illustri, sia laiche che religiose. O l’intervento dell’Unione europea piuttosto che i richiami della cultura. No, per spingere le parti sociali, imprenditori, sindacati e perfino i banchieri a invocare un gesto di “discontinuità” nella vita pubblica italiana c’è voluta la logica spietata e impersonale delle cifre che scorrono sui monitor degli operatori finanziari.

Si potrebbe dire, con irriverenza ma senza spirito blasfemo, che il “Dieu le vult” della Prima Crociata, nel nuovo millennio suona “lo vogliono i mercati”: oggi, come nel ’92, quando il cambiamento che portò alla crisi della Prima Repubblica venne innescato dalla crisi della lira (e della sterlina) sotto i colpi di George Soros. Oggi, perché i mercati, che ci hanno concesso con troppa generosità dieci anni di bassi tassi per consentirci di aggredire il debito pubblico, ci presentano il conto.

A peggiorare le cose, poi, c’è da considerare che l’imprevidenza del Bel Paese non è un caso isolato: peggio di noi ha fatto la Grecia, che non ha esitato a truccare i conti pur di incassare i prestiti della comunità internazionale. Ma anche Spagna, Portogallo e Irlanda, che hanno gonfiato il boom del mattone oltre ogni ragionevole logica di domanda e offerta, sono destinati a subire l’ira dei mercati, su cui incombe la domanda più dolorosa: chi pagherà il conto?

Forse i creditori privati, che finora hanno evitato il problema prezzando nei bilanci per buoni titoli che in realtà valgono assai meno. Senz’altro i contribuenti, soprattutto quelli onesti. Da notare il commento del rappresentante brasiliano del Fondo monetario internazionale: le condizioni imposte alla Grecia sono molto, troppo severe. Quelle del “selected default” per le grandi banche troppo blande.


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COMMENTI
29/07/2011 - Default (Mariano Belli)

"lavorare a 70 anni" mi sembra decisamente troppo, andrebbe bene solo su base volontaria ma senza penalizzare chi ha già 40 anni di contributi.....ma quanti anni di contributi ci vorranno per andare in pensione : 50? E quelli che stanno godendo di pensioni dopo averne versati solo per 20 anni? Tagliassero quelle di pensioni, altrimenti la macroscopica sperequazione sarà materia per le aule giudiziarie.... Il punto centrale è che è stato accumulato troppo debito : o strozziamo e uccidiamo il Paese, oppure si va in default (meglio prima che dopo...). Spero che "lassù" lo capiscano in tempo....