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FINANZA/ 2. Così la manovra lascia l'Italia schiacciata tra S&P's e Grecia

Pubblicazione:lunedì 4 luglio 2011 - Ultimo aggiornamento:lunedì 4 luglio 2011, 17.28

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Guardiamo con attenzione il piano greco. Nel mercato secondario i titoli greci stipati nella casse della Bnp o della Deutsche vengono trattati al 50% del loro valore nominale (o giù di lì). L’infusione di fresh money porterebbe le quotazioni all’80%. Non è, quindi, con uno slancio di carità che hanno risposto agli inviti di partecipare anche loro al piano di salvataggio della Grecia. Ne sarebbero i principali beneficiari, come documenta un lavoro della Federazione bancaria francese (che sarebbe dovuto restare riservato).

Attenzione, non abbiamo alcun livore contro le banche (neanche contro quelle che hanno prestato a rischio e chiedono l’aiuto dei contribuenti); esse detengono i depositi dei cittadini e una crisi, ad esempio, della Bnp avrebbe conseguenze gravissime non soltanto per la Francia, ma per il resto dell’Europa (e non solo).

Il piano “salva-banche” si basa, però, su una medicina molto amara per la Grecia: non è un’impresa facile aumentare il gettito tributario di 14 miliardi di euro in un Paese le cui ferrovie hanno ricavi per 174 milioni d’euro l’anno, ne spendono 246 in salari ed espongono un deficit complessivo di 937 milioni. È quanto meno avventato congetturare che privatizzazioni frettolose per 50 miliardi di euro diano le ex-imprese pubbliche a manager in grado di aumentarne la produttività e la competitività. Anche perché il programma, quale approvato dal Parlamento, prevede misure dure per il ceto medio, ma non sfiora importanti lobby (ad esempio, l’industria farmaceutica).

Quasi contemporaneamente al varo del programma, 18 economisti greci nelle migliori università americane hanno pubblicato una lettera aperta in cui si invita all’autarchia: sganciarsi dalla moneta unica, svalutare e attuare un programma con tempi più lunghi e maggiore attenzione ai ceti deboli per chiedere di rientrare nell’Ue e nell’euro quando la casa sarà a posto.

È senza dubbio difficile fare previsioni, ma sulla base di un’ottantina di programmi di riassetto strutturale finanziati da Fondo monetario e Banca mondiale c’è un’alta probabilità che, così come è congegnato, quello della Grecia venga attuato soltanto in parte.

Il programma prevede un monitoraggio trimestrale. Teniamo impermeabili e ombrelli pronti per ottobre o gennaio. C’è il pericolo di un uragano così forte da provocare smottamenti, seri, pure da noi.



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