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FINANZA/ Banche e Ue pronti allo “shopping selvaggio” in Grecia

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Ora, poi, l’ammissione europea: Atene è, di fatto, commissariata da Bruxelles e dovrebbe utilizzare un escamotage simile all’agenzia Treuhand, utilizzata dalla Germania per svendere circa 14mila aziende dell’ex Ddr tra il 1990 e il 1994 (lasciate perdere che essa non generò alcun profitto ma solo disoccupazione e chiuse i suoi libri in deficit, altrimenti il povero Juncker si offende). Parole chiare e nette, senza più vergogna o necessità di nascondere le reali intenzioni che stanno dietro il processo di presunto salvataggio della Grecia (leggi delle banche tedesche e francesi): ciò che deve restare ancora per un po’ all’oscuro dell’opinione pubblica è invece il fatto che per la prima volta la Commissione Ue sta discutendo riguardo una possibile ristrutturazione del debito greco che potrebbe includere tagli dei rendimenti obbligazionari del 40%, insomma un bel bagnetto di sangue per tanti istituti, ellenici in testa che dovrebbero essere di fatto nazionalizzati e ciò trasferiti sotto la tutela diretta della Bce, stante i prestiti europei verso il governo Papandreou.

Perché serve riservatezza a riguardo? Per far agire in fretta e nell’ombra i banchieri, i quali consci che da qui a pochi mesi la sciarada sarà terminata e si dovrà probabilmente pagare un prezzo salato all’avventurismo passato, si lanceranno in uno shopping selvaggio di tutto ciò che di profittevole ancora esiste in Grecia, con il beneplacito dell’Ue che ha imposto il piano di privatizzazioni come conditio sine qua non per la quinta tranche del prestito e la garanzia dell’Eurogruppo in fatto di ricatto verso il governo ellenico: sovranità limitata significa limitata possibilità di porre il veto e dire no alle scalate ostili, infatti. Tutto torna, cari lettori.



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