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SCENARIO/ 2. Martino (Pdl): ecco perché la finanziaria è inutile

Pubblicazione:martedì 5 luglio 2011 - Ultimo aggiornamento:martedì 5 luglio 2011, 10.34

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica) Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

Le politiche finora perseguite non sono state di rigore, ma di punizione, nel senso che hanno punito e puniscono l’economia produttiva italiana. Se adottassimo l’aliquota unica, l’effetto di stimolo all’economia interna e agli investimenti esteri sarebbe talmente forte che l’Italia tornerebbe a crescere finalmente non con un tasso di poco superiore all’errore statistico, ma a ritmi sostenuti. Questo ci consentirebbe di ridurre il rapporto deficit/Pil e quello debito/Pil.

 

Prima ha parlato della necessità di riforme e la scorsa settimana lei ha anche scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica per chiedere lo “spacchettamento” del ministero dell’Economia. Perché ritiene necessario questo cambiamento?

 

Perché con la riforma Bassanini il ministro dell’Economia ha raccolto le competenze che a suo tempo erano dei ministri del Tesoro, delle Finanze, del Bilancio, delle Partecipazioni statali e del Mezzogiorno. Questo fa sì che tutti gli altri membri del Governo di fatto non abbiano alcun potere, perché non si muove foglia che il ministro dell’Economia non voglia, dato che lui tiene i cordoni della borsa. Ce ne siamo resi già conto nel periodo 2001-2006, perché anche allora a decidere era sempre il ministro dell’Economia, che si è anche impadronito di altri poteri, grazie al fatto che ha vinto facilmente il braccio di ferro con il ministro delle Attività produttive. Fintanto che ci sarà questa situazione, la collegialità del governo di fatto non esisterà e il presidente del Consiglio non sarà in grado di fornire alcun indirizzo di politica economica all’esecutivo. Ciò sminuisce anche quello che è l’impianto costituzionale ereditato dai padri costituenti.

 

A cosa dovrebbe portare concretamente questo “spacchettamento”?

 

Ad avere un ministro del Tesoro e uno delle Finanze: ci sarebbe quindi un ministero in più. Inoltre, andrebbero restituite alcune prerogative allo Sviluppo economico, che dovrebbe tornare a essere quello che è stato per un certo periodo, cioè il ministero dell’economia reale. Ciò che conta comunque è ripristinare la dialettica tra il ministro dell’entrata e quello della spesa, in modo che la sintesi venga fatta dal governo nella sua collegialità, secondo l’indirizzo che dà il Presidente del Consiglio.

 

La riforma Bassanini è però stata fatta per portare a una razionalizzazione e a dei risparmi di spesa.

 

L’obiettivo dichiarato era certamente questo, ma non mi sentirei di dire che sia stato raggiunto. Basti pensare che un esperto di diritto amministrativo, Linda Lanzilotta (che oltretutto è moglie dell’ex ministro Bassanini), è sempre stato assai dubbioso sulla validità di questa riforma.

 

In un intervento alla Camera dei deputati del 22 giugno scorso, rivolgendosi a Berlusconi lei ha fatto riferimento al programma di Forza Italia del 1994. La “rivoluzione” promessa 17 anni fa è ancora possibile?


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