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INCHIESTA/ Ecco cosa perdono gli italiani senza quoziente familiare

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3. La distinzione fra famiglie bireddito e monoreddito rispecchia il grande cambiamento che si è realizzato fra il XX e il XXI secolo: nel XX secolo era ancora dominante la coincidenza fra reddito familiare e salario del singolo percettore (il maschio breadwinner), mentre alla fine del XX e nel XXI secolo il modello familiare è quello di entrambi i coniugi che lavorano. Ciò avviene sia come conseguenza della maggiore offerta di donne sul mercato del lavoro, sia del fatto che il salario familiare non è più sufficiente al mantenimento della famiglia: siamo cioè in presenza di un inadeguato aumento dei livelli salariali. La politica sindacale rischia perciò di camminare un passo indietro rispetto alla storia, quando invece dovrebbe camminare più solidamente su due gambe: quella della contrattazione d’impresa e quella di una politica familiare.

 

4. L’aumento della partecipazione delle donne nel mercato del lavoro rappresenta un’onda lunga della storia, che porta in primo piano la necessità di una strutturale conciliazione dei tempi di vita e di lavoro della donna lungo la sua intera vita professionale: ma perché questa si concretizzi è necessario anche un parallelo aumento della domanda da parte delle imprese. Un’indiscriminata agevolazione a favore dell’offerta delle donne potrebbe produrre il paradossale risultato di diminuire o far mancare l’unico reddito disponibile nelle famiglie monoreddito: ma il mercato non può selezionare la sua domanda di lavoro sulla base della dimensione familiare. Ciò che conta è il reddito familiare e la conseguenza di alcune proposte in circolazione sarebbe solo quella di mantenere invariato il reddito familiare, ma costringendo entrambi a lavorare più ore per il mercato anche nel caso delle famiglie bireddito.

 

5. È quindi necessaria un’organica e strutturale politica familiare e in questa direzione il modello francese ha dimostrato di funzionare in modo efficace, sia dal lato dell’imposizione fiscale, con il quoziente familiare, sia dal lato degli altri momenti della vita familiare, come quello dell’accoglimento alla nascita, del costo per la cura dei figli, per la loro istruzione, l’acquisto o l’affitto dell’abitazione, la cura di situazioni fisiche particolari. Nel modello francese l’unità di riferimento centrale è il reddito familiare, perché questa è ormai la condizione necessaria per l’efficacia di una politica fiscale e più in generale di welfare, inevitabilmente familiare e centrata sui figli, quando esistono.

 

6. Non corrisponde ai fatti che il quoziente familiare diminuisce la partecipazione delle donne al mercato del lavoro: la partecipazione delle donne al mercato del lavoro è stata in tendenziale aumento sia in Francia, dove opera il quoziente familiare, sia in Italia dove invece non esiste.

 

7. In Francia il quoziente familiare è semplicemente il risultato della divisione del reddito familiare per il numero delle parti (componenti): il genitore solo o la coppia valgono 2, il 1° e il 2° figlio valgono 0,5 parti, il 3° vale 1, il 4° e i seguenti valgono 0,5. L’aliquota e l’imposta vengono calcolate sulla base del risultato di questa divisione, cioè del reddito diviso la somma delle parti: l’imposta (progressiva) sulla parte viene poi nuovamente moltiplicata per il numero delle parti per ottenere l’imposta totale della famiglia.


COMMENTI
13/07/2011 - Rispostra alla Sig.ra Claudia Mazzola (Dario Micalizio)

Cara sig.ra Mazzola ci si sposa per Amore anche in Italia come in Francia ma dopo il primo figlio si scopre che acquistando una lavatrice si hanno dei contributi mentre per avere messo al mondo un figlio si è considerati dei ricchi. Nella nostra vicinissima e laicissima Francia grazie alle politiche fiscali portate avanti dal laicissimo governo francese con il Quoziente familiare (e altre iniziative) la natalità è pari a 1.9. In Italia si vive una grande anomalia, che non si vuole comprendere, la Famiglia è il motore dell'economia e finchè non verrà agevolata non si ripartirà. Il mio collega single prende lo stesso stipendio di Dirigente che ho io con la differenza che io ho deciso di avere 5 figli, ciò è assolutamente ingiusto, Lui si permette di andare al Pub ogni sera di fare vacanze meravigliose di acquistare un suv per puro diletto grazie allo Stato che agevola sostanzialmente chi non si crea una famiglia: stiamo vivendo uno stato generale di PAZZIA. Si possono fare tanti bei discorsi sulla vita ma quando si impoveriscono le famiglie o peggio quando si considerano le politiche fiscali soltanto come politiche per indigenti allora vuol dire che non si è capito nulla: la famiglia italiana è alla frutta e lo stato dimostra con le continue finanziarie, di ignorare il malato. Un padre.

 
09/07/2011 - famiglia, tra etica ed economia (Antonio Servadio)

Ecco uno dei rari articoli dove la visuale etica e la consapevolezza sociale sono fertilizzati dalla concretezza dell'economia. In Italia, della famiglia non gliene frega veramente nulla a nessuno dei politici, l'argomento è sentito solo in parrocchia, come se fosse tema ideologico o confessionale. Le politiche familiari di altre zone -Francia e Scandinavia- vanno oltre le tattiche fiscali e dimostrano che salvaguardare la famiglia non è argomento cattolico: riguarda la sopravvivenza di una civiltà. Il comodo stereotipo che gli Italiani sono "attaccati alla famiglia" significa solo che se non trovi supporto (morale pratico...) presso il parentame (se lo hai), per certo non trovi altro - forse una quieta indifferenza. La natalità dello stivale, che piaccia o no, è sostenuta SOLO dagli immigrati. Quindi confido che siano infine loro, nel giro di una generazione, a sovvertire il torpore umano e morale di un paese troppo occupato in meschinità e battibecchi. Gli ostacoli per fondazione e mantenimento di una famiglia sono di vario ordine e numero. Cara lettrice Mazzola, lei ha ragione -capiamoci sui termini- le famiglie non si formano perché c'è qualche "incentivo". E' altresì vero che certi meccanismi (fiscali e non) sono indispensabili per appianare quei molteplici "disincentivi" che in Italia sono di gran ostacolo, e che scoraggiano, demoralizzano, e che alimentano una pseudocultura sempre più individualista che non ha futuro. Destra o sinistra non c'entrano proprio nulla.

 
07/07/2011 - Bella idea! (PAOLA CORRADI)

Bella idea.....corsi di educazione al matrimonio ai 18-20 enni in finanziaria! Potrebbe essere una soluzione senza dover ricorrere al quoziente familiare e al ricalcolo delle aliquote in finanziaria. Vediamo se i nostri Politici Cattolici sono disposti a proporla e votarla in Parlamento!

 
06/07/2011 - Il quoziente è divisore. (claudia mazzola)

Comunque una volta si metteva su famiglia per amore non per incentivo.

 
06/07/2011 - famiglia dolce parola (LUISA TAVECCHIA)

Si continuano a fare pochi figli rispetto alle medie europee .in Italia Perchè questo triste traguardo?? i figli, ostano e non essendoci soldi a disposizione si evita di metterli al mondo. llgoverno italiano non ha mai brillato (e continua a non brillare) nel sostegno alle politiche famigliari. gli italiani non vogliano fare figli perché non hanno sufficienti ragioni che motivino la fatica che li attende. Questa dei figli va ricercata nella emergenza educativa in cui versa il nostro Paese. Poca speranza, pochissima fiducia nel futuro, la parola SACRIFICIO non fa più parte del nostro vivere e senza sacrificio ( giocare la propia libertà per un altro) non si può generare. Abbiamo bisogno di sane politiche famigliari e una nuova organizzazione del lavoro femminile, serve un impegno politico e culturale perchè non si degeneri nella depressione e nella mancanza di desiderio. Sapranno i nostri politici cattolici (di tutti gli schieramenti) realizzarla per il bene della nostra cara Patria?? Auguri!! e Buon lavoro ma cerchiamo di essere seri. grazie luisa

 
06/07/2011 - Dove sono i parlamentari “cattolici” (Giuseppe Crippa)

Credo di sapere dove siano i nostri “cattolici” (così come li definisce la signora Corradi nel suo post, che condivido ampiamente). Alcuni sono stati eletti in partiti che non hanno sufficiente peso politico (UdC), altri in partiti che hanno altre priorità, immodificabili perché questi partiti non hanno al loro interno una vita neppure minimamente democratica (PdL e Lega) o perché al loro interno sono in minoranza, sia numerica che culturale (PD). Vorrei dire che li stimo comunque tutti, ma temo che questo equivalga a dire che non ne stimo più nessuno...

 
06/07/2011 - La famiglia nucleo vitale della società (PAOLA CORRADI)

E' tanto che si parla del quoziente familiare, nulla è stato fatto, perchè? Perchè non si crede al fatto che è la famiglia il nucleo fondamentale della nostra società. Questa mancanza è molto grave perchè non c'è nessun incentivo per chi desidera mettere "su" famiglia. Di questo passo la società italiana, agli ultimi posti delle classifiche di natalità si spegnerà. Si vedono sempre più anziani, ma chi pagherà loro le loro (le nostre) pensioni? Questo credo sia uno delle più grandi delusioni di questa "parentesi" politica. Il riferimento alla Francia poi è emblematico, perchè la Francia è molto meno "cattolica" dell'Italia! E quindi? Dove sono i nostri "cattolici"? Per cosa si battono? Come usano lo strumento del voto in Parlamento? Per questo sono stati eletti, dovrebbero ricordare quindi quale è veramente il loro mandato.