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FINANZA/ 1. Un nuovo attacco all’Italia che passa da Generali

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Banche in profondo rosso ieri in Borsa a causa dell’ennesima mannaiata di Moody’s al rating portoghese, declassato a livello spazzatura e destinato quindi a non essere collocabile sul mercato a breve termine (ergo, un secondo salvataggio sarà necessario). Ma nel mirino della speculazione internazionale, mai attiva come in queste ore, sono terminate adesso le compagnie assicurative a causa dei portafogli stracolmi di obbligazioni di Stati in crisi e di banche.

Già, perché prima del deteriorarsi della crisi europea la scorsa primavera, molte assicurazioni hanno fatto indigestione di bonds di tutta l’eurozona, operazione giudicata come un metodo semplice e a basso rischio per generare alti profitti per investitori e assicurati. Ma oggi, con la Grecia a picco, il Portogallo un solo passo indietro e Irlanda e Spagna che certo non godono di buona salute, il rischio di tagli dei rendimenti è realtà, visto che molte banche preferiscono imporre haircuts ai detentori piuttosto che dover ricorrere ai salvataggi pubblici. Risultato, molti gruppi assicurativi europei rischiano pesanti perdite, capaci di erodere la loro forza finanziaria e di scaricare i costi anche su i detentori di polizze vita.

La compagnia più esposta è la belga-olandese Ageas NV, conosciuta come Fortis fino allo scorso anno, ma pesanti esposizioni obbligazionarie sovrane gravano anche sulla tedesca Allianz SE, la francese Groupama SA e l’italiana Generali. E che i rischi siano reali lo conferma la compagnia statunitense Aflac Inc., la quale la scorsa settimana ha dovuto far fronte a perdite pre-tasse per 610 milioni di dollari nel secondo trimestre legate a vendite e deterioramento di investimenti in istituzioni finanziarie greche, portoghesi e irlandesi. L’azienda ha ancora in pancia 2,6 miliardi di dollari di esposizione a entità sovrane e istituzioni finanziarie degli Stati periferici europei.

«Stiamo monitorando questo rischio», ha dichiarato Gabriel Bernardino, presidente della European Insurance and Occupational Pensions Authority (Eiopa), ente regolatore del settore in Europa: «Al momento, in base ai dati in nostro possesso, la situazione espositiva appare gestibile, visto che i portafogli appaiono abbastanza diversificati e in grado di reggere anche in caso di perdita di valore di determinate holding». Certo, la situazione assicurativa è meno grave di quella bancaria, visto che stando a informazioni risalenti allo scorso autunno ed elaborate da Barclays Capital, il settore deterrebbe 24,1 miliardi di euro di securities governative greche contro i 47,8 miliardi in carico al settore bancario. Inoltre, è la struttura stessa a rendere le assicurazioni più in grado di reggere a repentini cali nei loro portafogli d’investimento: le banche, infatti, vivono e muoiono in base alla legge del rapido accesso al finanziamento liquido - leggi i depositi dei clienti -, fonte che può evaporare se l’istituto promana verso il pubblico l’idea di essere in difficoltà. Le assicurazioni, invece, godono di un flusso di finanziamento più solido, garantito dai pagamenti regolari dei detentori di polizze.


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