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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Un nuovo attacco all’Italia che passa da Generali

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Ma, stando ad Alberto Corinti, ex presidente dell’ente regolatore del settore in Europa e ora direttore del Promontory Financial Group, «i rischi potenziali meritano grande attenzione, visto che il rischio legato al credito sta aumentando di volume per il settore». Anche perché se le grandi compagnie rendono noti i dettagli delle loro detenzioni solo a livello di portafogli sul debito sovrano, quasi nessuno fa luce sulle posizioni riguardo istituzioni locali o regionali europee, quelle che stanno conoscendo un deterioramento molto rapido delle proprie capacità finanziarie, vedi in Spagna.

Ma torniamo nel dettaglio ad Ageas, la quale al 31 marzo scorso deteneva 1,2 miliardi di euro di bonds emessi dal governo greco, 1,6 miliardi di debito spagnolo, 1,2 miliardi di debito portoghese, 445 milioni di euro di debito irlandese e 3,6 miliardi di debito italiano. Un totale di 8 miliardi che eccede l’equity totale degli azionisti della compagnia, ferma a 7,4 miliardi di euro: a questo, poi, va aggiunto che il debito emesso da governi locali o regionali di quelle nazioni non è contabilizzato. Per Philippe Picagne, analista di CreditSights, «si tratta, probabilmente, della compagnia più pericolosa d’Europa».

Anche altri, però, non scherzano. In questi giorni, infatti, si stanno tenendo gli stress test europei anche per il settore assicurativo per verificare l’allineamento ai parametri di Solvency II (Solvency II è un pacchetto di regole che prevede una nuova modalità di valutazione, più stringente della precedente, della solvibilità del comparto assicurativo: entrerà in vigore nel 2013, ma nel frattempo le compagnie dovranno adeguarsi attraverso iniezioni di capitale.). Per la già citata European Insurance and Occupational Pensions Authority, su 58 gruppi assicurativi e 71 società, ben il 10% non supererà gli stress test. Nonostante ciò, l’Eiopa ha parlato di un sistema assicurativo «robusto e preparato a futuri choc potenziali».

Lo stress test ha previsto il deterioramento della situazione generale dei mercati e risulterebbe che 13 compagnie, pari appunto al 10% di quelle analizzate, non superebbe lo stress test e quindi sarebbe costretto a lanciare un aumento di capitale per adeguarsi alla nuova normativa europea. L’8% invece, 10 compagnie, non passerebbe la prova in caso di uno shock sui prezzi, mentre il 5%, 6 compagnie, sarebbe bocciato in caso di shock sui titoli sovrani. Questo il quadro.

Ora, invece, entriamo nel particolare. Dopo aver abbassato il target price da 18 a 16 euro e confermato il rating “neutral”, l’altro ieri JP Morgan è tornata a interessarsi di Assicurazioni Generali in un report a cura di Andreas de Groot van Embden e lo ha fatto mettendo in luce debolezze e potenzialità della società definita «il miglior procuratore per il contagio», essendo «uno dei titoli più sensibili sia per la crisi del debito sovrano, sia per le implicazioni per il settore finanziario attraverso tutti i suoi portafogli d’investimento, governativo, corporate e di equity. L’esposizione sovrana di Generali è principalmente concentrata in Europa con l’Itala che pesa per la percentuale maggiore».

Insomma, dopo che i vigilantes obbligazionari europei hanno cominciato guardare oltre la Grecia, ponendo il focus proprio sull’Italia (basti pensare all’attivismo verso Unicredit, Mps, Intesa ed Enel che regnava la scorsa settimana su Sigma X, dark pool di Goldman Sachs, stranamente in anticipo di pochi giorni rispetto al report a mercati aperti di S&P’s su debito e manovra finanziaria), JP Morgan fa il tagliando al principale gruppo assicurativo italiano, a partire dalla ratio di leva 26:1 che caratterizza il suo stato patrimoniale, con 10 miliardi di euro di capitale tangibile (esclusi i 10,7 miliardi di assets intangibili) e un’esposizione obbligazionaria in area euro pari a 262 miliardi di euro.