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Economia e Finanza

MANOVRA/ L'Italia "in saldo" fa gola agli stranieri

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L’esatto opposto, insomma, delle soluzioni, più o meno autarchiche, che emergono nel caos nostrano. C’è da chiedersi come sia possibile conciliare, ad esempio, il pressing della Lega per ridurre gli incentivi fiscali sull’energia rinnovabile (per certi versi una richiesta legittima, vista la generosità dei contributi del “salva Alcoa”) con i propositi battaglieri del ministero dello Sviluppo Economico che promette una conferenza sull’energia già per il prossimo autunno allo scopo di varare un piano ambizioso fatto di fotovoltaico, eolico, biomasse e così via.

Difficile conciliare l’imboscata contro le Autostrade (i tempi di ammortamento si allungano a un secolo), che hanno trovato nella Lega invece un grande difensore, con la promessa di contributi per la Milano-Genova o altre opere pubbliche che, date certe premesse, di sicuro non si potranno finanziare con il project financing, come auspicato da almeno un decennio. E così via.

Bravo chi riesce a capire verso quale direzione si muova la strategia Paese nel campo della banda larga. Il tutto mentre l’Europa ha ormai capito (probabilmente da tempo) che nel futuro prevedibile l’Italia non sembra in grado di costruire il suo tratto di Torino-Lione. O un termovalorizzatore, piuttosto che spiegare se intende davvero privatizzare la Tirrenia (un “buco” peggio dell’Alitalia) ovvero se finanziare le linee pubbliche che, con tariffe da dumping, neutralizzano gli aumenti delle linee private, uscite con le ossa rotte dalla stagione 2010.

Intendiamoci, è questione di scelte. Può esser saggio difendere le quote di mercato del turismo in Sardegna con una politica dei trasporti attrattiva e attraente. Ma, come in ogni famiglia, è questione di costi e di priorità.

Certo, queste considerazioni della serva rischiano di svilire la nobile materia della Finanziaria, con le sue ardite proiezioni trienali su tagli, risparmi e tappe di avvicinamento all’Europa grazie a risparmi e minori costi per 49 miliardi di qui al 2014. Ma, probabilmente, gli orridi speculatori che si riempiono le tasche vendendo e svendendo cds sui titoli italiani nella giusta convinzione che questo Paese, in queste condizioni di governance politica e di coscienza civile, non sia in grado nemmeno di ripulire le strade di Napoli, non fanno in ultima analisi calcoli più complessi.


COMMENTI
11/07/2011 - considerazioni (francesco taddei)

però vanno aggiustate le cose rotte non svendute le cose buone! sento già parlare di vendere finmeccanica!