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FINANZA/ 1. Pelanda: da Londra e Usa l’attacco all’Italia che spaventa l’euro

L’ondata di vendite sulla Borsa di Milano e l’aumento del costo di rifinanziamento del debito italiano avvenuti la settimana scorsa non sono stati normali. L’analisi di CARLO PELANDA

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L’ondata di vendite sulla Borsa di Milano e l’aumento del costo di rifinanziamento del debito italiano avvenuti la settimana scorsa non sono stati normali. Non appare nemmeno spontaneo riposizionamento del mercato in base a puri calcoli tecnici di rischio. C’è una pressione anomala contro l’Italia. Se continuerà nelle prossime settimane c’è un serio rischio di implosione del sistema finanziario-bancario italiano con conseguenze sulla stabilità dell’intera Eurozona.

La catena degli eventi, come la vedo io, è la seguente, semplificabile in tre dinamiche: (a) l’indecisione della politica statunitense nel porre un tetto al debito e quella europea, tedesca in particolare, nel garantire i debiti delle euronazioni ha creato un shock nel mercato finanziario globale abituato a considerare i titoli di debito in dollari ed euro come pilastri solidi di ancoraggio, creando una crisi di sfiducia; (b) questa ha colpito i sistemi finanziari e la credibilità del debito dei Paesi più deboli o per entità del debito stesso, come l’Italia, o per fragilità del sistema economico, come la Spagna, o per una combinazione dei due fattori, come Grecia e Portogallo; (c) tale spinta tecnica al ribasso ha permesso a chi ha intenzioni speculative/strategiche di amplificarlo impiegando poche risorse, in particolare contro l’Italia diventata più vulnerabile per la crisi politica che ne inabilita l’azione di governo e per gli errori di politica economica che deprimono la crescita.

In sintesi, la dinamica non è stata messa in moto da intenti speculativi/strategici, ma questi hanno trovato una finestra di opportunità per agire nel clima di sfiducia generalizzata. Quali intenti? Portare il debito italiano verso una condizione di insolvenza, aumentandone il costo di rifinanziamento fino all’insostenibilità, comporterebbe una crisi dell’euro. I debiti greco e portoghese, in proporzione, sono piccoli e copribili dall’intero eurosistema nel momento in cui le due nazioni non sono in grado di sostenerli e ripagarli. Ma quello italiano è talmente grande da eccedere le capacità del sistema di garantirlo. Quindi la crisi di insolvenza del debito italiano è lo strumento per mettere in crisi l’euro.


COMMENTI
01/08/2011 - complotti (francesco scifo)

Certamente una parte di verità ci sarà in questa ricostruzione complottistica. Tuttavia, se si vuole proseguire sulla via delle ipotesi, vorrei suggerire anche di tenere d'occhio la volontà franco tedesca di ridurre l'area euro. E' l'anarchia dell'attuale sistema decisionale europeo che causa la debolezza del sistema e non può durare. Se ci sono complotti essi esistono e prosperano su un ambiente di coltura favorevole: il rimedio per il funzionamento dell'euro può essere solo una sola politica fiscale comune, una sola disciplina giuridica delle persone fisiche e delle società, una sola politica giudiziaria, un solo parlamento democraticamente eletto e con poteri adeguati ad uno Stato. Tutto il resto ci porterà solo confusione e, quindi, crisi economica e, da ultimo,temo, ad un euro ridotto a Francia e Germania.