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FINANZA/ 2. Ecco le balle sulla crisi delle borse

Pubblicazione:mercoledì 10 agosto 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Le borse si sono rincorse per il mondo intero tentando un recupero dopo otto giorni di caduta continua. Wall Street ha rialzato la testa in attesa che la Federal Reserve annunci il terzo quantitative easing, insomma una nuova iniezione di liquidità. Proprio quello che i mercati attendevano fino al punto da giocare al ribasso con chiaro intento ricattatorio nei confronti della banca centrale americana. Qualcosa del genere è accaduto in Europa con la Bce spinta a comprare i titoli spagnoli e italiani.

Molti già evocano una nuova crisi finanziaria globale. È così? In attesa della palla di cristallo, guardiamo un po’ quante balle ci vengono raccontate dal circo mediatico-finanziario. Il primo punto fermo è che non siamo in un altro 2008. È vero, gli indici azionari sono scesi nel timore che la storia ripeta se stessa: un double crash seguito da un double dip. Così, nel timore di non ripetere il settembre nero di tre anni fa, rischiano di anticiparlo per davvero.

La paura alimenta se stessa, abyssus abyssum vocat. Ma le cose sono fondamentalmente diverse. Lo spiega Francesco Guerrera, che dirige le pagine finanziarie del Wall Street Journal. Allora la crisi cominciò dal basso, dal mercato, adesso viene dall’alto, dai governi. Certo, ciò deriva dal fatto che banche, imprese, famiglie sono state salvate con i soldi pubblici, non aumentando le tasse, ma il debito. Tuttavia, anche se i sintomi sembrano simili, la malattia non è la stessa.

L’altra fondamentale differenza è che le imprese erano piene di prestiti a tassi molto bassi. Quando è scoppiata la bolla immobiliare, hanno dovuto ridurre il leverage provocando una recessione. Oggi, al contrario, mettono fieno in cascina, si mantengono liquide per evitare nuovi debiti, anche a costo di rinviare gli investimenti. La ricetta per il crac del 2008 era semplice, anche se ardua: iniettare denaro liquido nell’economia e salvare il sistema bancario. Oggi c’è troppa moneta che non riesce a trovare impieghi profittevoli a media e lunga scadenza. Il cavallo non beve, come si diceva un tempo, eppure non gli manca l’acqua. Quel che fa difetto è la fiducia che guida le aspettative le quali mettono in moto gli investimenti e la crescita.


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