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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. Ecco le balle sulla crisi delle borse

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Davvero valgono ancora gli antichi versi di John Donne: nessuno è un’isola. Tutti dipendono l’uno dall’altro, dal più grande e potente fino al più piccolo e periferico. L’Italia è stata commissariata dalla Banca centrale europea, si è scritto. Ma alla Bce ormai c’è l’italiano Mario Draghi e la lettera a Berlusconi, firmata insieme a Jean-Claude Trichet, contiene proposte che la Banca d’Italia raccomanda da almeno tre anni. Frau Merkel si agita contro il rischio di unificare i debiti insieme alla moneta, però deve ingoiare che la Bce compri Btp italiani e Bonos spagnoli. Il velleitario Sakozy rischia di perdere tre A ormai del tutto improbabili. Per non parlare di Obama che si affida ancora e sempre alla Federal Reserve, la quale, a sua volta, deve concordare le mosse con la Bce.

Quanto ai moniti propagandistici di Pechino, sono parole al vento dell’est. Non a caso il Renmin Ribao, organo del Partito comunista, ha ridimensionato le dichiarazioni pubblicate dall’agenzia Nuova Cina: “La credibilità del debito sovrano degli Stati Uniti è in declino fin dalla crisi dei subprime - ha scritto il Quotidiano del popolo -. Comunque, poiché ha ancora uno status egemonico nel sistema monetario internazionale, tutti i paesi non hanno altra scelta che riconoscere il dollaro come la moneta chiave”.

Realpolitik, o anche buon senso. Quel che manca a quel circuito di analisti, commentatori, agenti di borsa e finanzieri che agitando l’apocalisse si paga le vacanze a Porto Cervo.

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