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FINANZA/ L'esperto Usa: vi spiego il piano per fermare la crisi

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Il deficit è la differenza ogni anno tra entrate e uscite (flusso, o “voci correnti”); il debito è l’accumulo di tutti i deficit nel tempo (stock, o “pendenze di bilancio”). Dunque il deficit è il tasso di crescita del debito. Gli Stati Uniti sono quasi sempre stati in deficit, ma i deficit di per sé non sono una cosa negativa (mentre la capacità di ottenere prestiti è positiva) finché i prestiti sono mantenuti a un livello sostenibile dove il reddito (la dimensione dell’economia) può tenere il passo. Dato che l’economia statunitense è cresciuta a un tasso medio del 3% annuo, un deficit inferiore o uguale al 3% del Pil viene considerato “economicamente sostenibile”. Il problema è che negli ultimi anni abbiamo avuto deficit maggiori di quelli sostenibili (“oltre le nostre possibilità”, come lei dice), e questo non semplicemente per condizioni economiche temporanee (cicliche).


Ritiene necessario cambiare il sistema consumistico degli Stati Uniti, largamente basato sul debito?

 

Famiglie e imprese statunitensi hanno cambiato decisamente atteggiamento un paio d’anni fa con la crisi del debito privato, quando gli istituti di credito hanno drasticamente tagliato i finanziamenti al settore privato, costringendolo a risparmiare di più e a prendere meno a prestito. Come risultato il tasso di risparmio privato è salito nettamente. Per fortuna il governo è riuscito a continuare a finanziarsi a tassi di interesse favorevoli, divenendo nel frattempo il debitore e lo spenditore “di ultima istanza”, aiutando a impedire che la recessione diventasse peggiore di quanto già era (cioè comunque pesante). Adesso la “sveglia” suona per il settore pubblico, che deve a sua volta impegnarsi a risparmiare di più.

 

Questa situazione è più pericolosa rispetto a quella di allora?

 

Ora la situazione è di maggiore allerta, perché se il governo non può più consumare/spendere dobbiamo “trovare la quadra” tra un appropriato stimolo all’economia nel breve periodo e la messa a punto allo stesso tempo di piani solidi per ridurre la spesa di lungo periodo (o incrementare le entrate). Questo può significare che dobbiamo riallocare qualche nostra spesa “di stimolo” per togliere investimenti da aree con scarso ritorno (in termini di quanto velocemente e intensamente la spesa incrementa la domanda) per dirigerla in aree più reattive.


Quali prospettive intravede per la ripresa economica e dell’occupazione negli Usa?


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