BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ L'esperto Usa: vi spiego il piano per fermare la crisi

Foto Ansa Foto Ansa

Le previsioni economiche non sono il mio mestiere e quindi non posso parlare con autorità. Spero che gli Stati Uniti continuino a recuperare, lentamente, nel giro di un paio d’anni, e riguardo l’economia spero che non sia difficile concepire un piano per mettere sotto controllo il deficit di lungo periodo, in modo da favorire concretamente anche l’andamento economico a breve (e non il contrario).


Standard & Poor’s ha avuto ragione ad abbassare il rating di credito degli Stati Uniti?

 

L’abbassamento del rating da parte di S&P è stato solo un ulteriore sintomo di come gli Stati Uniti non siano più “solvibili” come prima, e questo è certamente vero. Io non do molto peso al fatto che un’agenzia di rating etichetti gli Stati Uniti con un giudizio, qualunque esso sia, né credo sia rilevante che si discuta sui metodi di calcolo usati alla base del downgrade di S&P. Al di là di eventuali errori nei loro calcoli, il messaggio che S&P e tutte le altre agenzie di rating intendono mandare è che gli Stati Uniti devono “darsi una regolata”, altrimenti i titoli di stato americani non saranno più considerati l’investimento più sicuro al mondo.


Quindi l’abbassamento del rating deve essere visto come un atto principalmente simbolico, che non incide effettivamente sulla credibilità degli Stati Uniti? In tal caso, le reazioni delle Borse devono esse considerate eccessive?

 

Come ho detto, penso che sia un sintomo e non dovrebbe essere una forza trainante, perciò nella misura in cui il mercato azionario sta reagendo al downgrade in sé di S&P, e non alle fosche prospettive generali del “darsi una regolata”, allora sì, il mercato ha reagito in modo eccessivo. Ma questo è ciò che fa sempre: reagisce in modo eccessivo ed è guidato dagli “spiriti animali”.


Il downgrade è da vedere come una valutazione negativa dell’operato di Obama o, addirittura, una specie di “vendetta” di Wall Street verso il Presidente?

 

Non è certamente una “vendetta”, e se è un giudizio negativo della politica statunitense c’è molta responsabilità da attribuire a tutti: al Congresso, all’Amministrazione Obama, a entrambi i partiti politici e anche al popolo americano che sta appena iniziando ad accettare che tornare alla responsabilità fiscale non è semplice come dichiarare che il deficit deve sparire. Servono programmi politici che arrivino alle cause principali del problema, e serve la volontà di attuare questi piani, anche se ciò implica un sacrificio personale da parte di tutti gli americani.

 

Quali sono secondo lei queste cause?