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GEOFINANZA/ Così Bce e Germania minacciano l'Europa

Jean Claude Trichet (Foto Imagoeconomica) Jean Claude Trichet (Foto Imagoeconomica)

Ma è la Germania che sembra decisa ad andare oltre, almeno stando alle parole del suo ministro dell’Economia, Phillip Roesler, secondo cui tutti i paesi dell’Eurozona devono «al più presto ancorare un freno ai debiti nelle loro Costituzioni e sottoporsi a stress test. E chi non riuscirà a superarli, dovrà subire le conseguenze. È necessario sviluppare una cultura comune della stabilità, non basta aprire ombrelli di salvataggio». Insomma, più che un avvertimento, visto che per David Marsh, co-presidente di Omfif, «i falchi interni al governo tedesco e alla Bundesbank hanno certamente imposto dei limiti. La Bce non è scesa in campo con il suo armamento al completo».

E questo potrebbe inviare un segnale pericoloso ai mercati, visto che gli investitori non hanno scordato come i rendimenti di Portogallo, Grecia e Irlanda siano terminati fuori controllo, nonostante la Bce avesse comprato in precedenza circa un quinto dei loro debiti combinati. Per Jacques Cailloux, economista per l’Europa a Rbs, «l’intervento della Bce ha fermato il collasso del mercato obbligazionario del Sud Europa solo per il momento, se si vuole una vera stabilizzazione Francoforte deve decidere di agire come compratore di ultima istanza su vasta scala».

Gli investitori, infatti, ora trarranno vantaggio dei rally obbligazionari per tagliare le esposizioni a Italia e Spagna, spostando il rischio proprio verso la Bce e i contribuenti che la finanziano. Ma se l’Eurotower deciderà di smettere con gli acquisti, la crisi divamperà nuovamente. Qui si innesca la seconda variabile, ovvero per quanto la Germania permetterà alla Bce di intervenire in sostegno di Btp e Bonos a tutto svantaggio dei Bund e della Borsa di Francoforte. E se martedì per la prima volta dal 21 gennaio 2008, il cds tedesco ha superato di due punti base quello britannico, a Berlino sono pronti alle barricate contro l’ipotesi di ampliamento del fondo salva-Stati, poiché calcoli del ministero delle Finanze dimostrano come un’uscita di Italia e Spagna dalla struttura di garanzia dell’Efsf, porterebbe il carico da pagare da parte dei contribuenti tedeschi al 50% del Pil. Qualcosa di inaccettabile.

«Quanto sta accadendo è grave. Più l’Europa si impegna a comprare debito italiano e spagnolo, più la Germania scivola pericolosamente verso il gruppo di nazioni che possono essere attaccate», dichiara Andrew Roberts, analista del credito a Royal Bank of Scotland. Ma non solo: il cds francese è salito a 161 punti base, il livello più alto tra i paesi con rating AAA. Il rendimento del bond decennale francese è raddoppiato rispetto a quello di paesi dell’area core europea come Olanda, Austria e Finlandia. Per Roberts, «la Francia è ormai sul radar degli investitori. Ci aspettiamo che sia lei a bloccare il fondo salva-Stati, ma nonostante questo, il Fmi ha detto chiaramente che deve raddoppiare la sua stretta fiscale se vuole mantenere a regime la sua economia. E sempre il Fmi, il mese scorso ha reso noto che la ratio del debito francese è la più alta tra gli Stati con rating AAA, a quota 85% del Pil».

Insomma, la decisione del 21 luglio di rafforzare il fondo salva-Stati, nonostante i continui dinieghi tedeschi, ha completamente cambiato l’impianto istituzionale europeo, trasformando l’Ue in una “piscina del debito” con implicazioni molto pesanti per gli Stati finanziatori. Sempre Royal Bank of Scotland, in un suo studio, ha reso noto che se il fondo Ue sarà portato dagli attuali 440 miliardi a 2 trilioni di euro, somma necessaria per innalzare una barriera difensiva efficace per Italia e Spagna, la ratio debito/Pil tedesca salirà al 110% e quella francese al 122%.


COMMENTI
11/08/2011 - il minore dei mali (Fabrizio Terruzzi)

gira e rigira non se ne esce se non con una robusta emissione di nuova moneta, fresca di stampa. Si ridà fiato agli stati debitori e si salvano le banche creditrici. Tutti contenti. E' un male sì, ma è il minore fra tanti maggiori e si pone fine velocemente a questo tormentone. Parallelamente bisognerebbe dare una bella regolata alla finanza che così com'è non solo non serve all'economia reale ma è anche di danno.