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FINANZA/ 1. Bertone: il tarlo della crisi sta divorando l’Europa

Pubblicazione:venerdì 12 agosto 2011

Foto Ansa Foto Ansa

In questo quadro, l’unica ricetta d’uscita dalla crisi passa dai tagli di bilancio e dai sacrifici. Una scelta imposta dai mercati, ma che non li soddisfa: una politica fatta di soli tagli, infatti, si traduce in nuovi cali dei consumi che, a loro volta, spingono verso la recessione. E, come ci insegna il saggio sulle crisi finanziarie di Kenneth Rogoff e Carmen Reinhardt sulla storia delle crisi finanziarie, non è mai successo che un Paese abbia risolto il problema del debito in tempo di recessione.

Questo breve riassunto serve a dimostrare che: a) c’è molta logica nell’avanzata della crisi. Certo, nel brevissimo termine, l’andamento dei mercati è erratico, quasi incomprensibile. Ma se si guarda al di là della volatilità di giornata, emerge una direzione di marcia chiara e implacabile: il mondo che si scopre troppo indebitato, e perciò più povero, è alla ricerca di un “new normal”, ovvero di un nuovo equilibrio. Se fino a pochi anni fa era giusto valutare una società quotata fino a 18-20 volte gli utili, oggi ci si deve accontentare di 10 volte, perché in un mondo più povero anche i profitti rallentano; b) le ricette per uscire dalla depressione non sembrano più efficaci di un’aspirina di fronte a una grave polmonite. Non c’è nulla di sbagliato negli interventi che riguardano l’offerta (più produttività del lavoro, minori lacci e lacciuoli per l’impresa) o il risanamento dei conti pubblici (imposto via lettera all’Italia in bolletta dai suoi creditori che si sono impegnati a darci nuovi quattrini). Ma se non si interviene sulla domanda, queste medicine servono a poco.

Il vero nodo politico, tutt’altro che risolto, riguarda la necessità di far ripartire la crescita in un clima di pesante indebitamento. Ovvero, per dirla in altri termini, si pone un problema di redistribuzione del reddito, altrimenti il quadro sociale è destinato a degenerare. Lo si vede negli Stati Uniti, dove la battaglia sul deficit è stata uno scontro politico con connotati di classe ben precisi. Lo si vede in maniera drammatica nelle città inglesi scosse dalla violenza. Si può liquidare il problema parlando di “delinquenza” (come ai tempi di Dickens), ma, scrive il Daily Mail, “tra i dimostranti arrestati ci sono insegnanti, ricercatori universitari, adolescenti”.


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COMMENTI
13/08/2011 - non hanno ascoltato nessuno (Diego Perna)

I Dire che sono un poco incavolato é riduttivo. Perché mi chiedo abbiamo politici che di economia non capiscono in tubo. Io non Ho una laurea specifica, ma cerco di capire. A luglio 2009 Ho iniziato a interessarmi di quanto stava accadendo alla mia impresa , leggevo sulla crisi, ciò che l# aveva causata, cosa poter fare ecc. Di contro il ns governo diceva sempre che andava tutto bene, la crisi era alle spalle, benché le imprese chiudevano. E' mai possibile che non vedevano il problema? Li dobbiamo ancora giustificare? Qualcuno mi dia una risposta . Vede sig. Bertone non hanno ascoltato né lei né la gente comune. Loro si credono al di sopra di tutti ,basta sentirli parlare. Pochi sono diversi si contano sulle dita di una mano, ma dovrebbero avere più coraggio e rischiare di più.