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Economia e Finanza

MANOVRA/ Ecco perché il dl verrà bocciato dai mercati

Le misure previste nella nuova manovra finanziaria, spiega GIUSEPPE PENNISI, rischiano di suscitare proteste, anche giustificate, e di non trovare apprezzamento sui mercati finanziari

Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)

Prima di poter esprimere un parere analitico sulla manovra economica appena varata dal Governo e tra breve all’esame del Parlamento, occorrerebbe conoscere i dettagli dei dispositivi. Tuttavia, sulla base di quanto sinora comunicato, sotto il profilo strettamente economico la manovra appare strabica.

Da un lato, infatti, colpisce principalmente ove non esclusivamente le categorie a reddito fisso se non altro perché sono le più facili da tassare. Le misure adottate non potranno non suscitare proteste e anche ricorsi giudiziari (difficile, ad esempio, pensare l’utilizzazione della tredicesime degli statali come se fosse un premio di produzione e non una parte integrale dello stipendio contrattuale di base)

Da un altro, ed è questo l’aspetto più preoccupante, non solamente non ha misure che possono contribuire allo sviluppo, ma può aggravare le tendenze recessionistiche già presenti in gran parte delle economie europee e, soprattutto, nell’economia italiana.

È su questo punto che occorre porre l’accento. La stessa Banca d’Italia in un’analisi pubblicata in tempi non sospetti (nel 1999) del percorso seguito per entrare nella moneta unica ha sottolineato come un riassetto fiscale effettuato quasi esclusivamente dal lato delle entrate avrebbe rallentato l’economia se non ci fossero state misure per aumentare produttività e competitività.

È quello che è avvenuto nel primo decennio del terzo millennio. Ed è ciò che rischia di avvenire nei prossimi anni tanto più che (Germania e paesi a essa agganciati esclusi) gli altri paesi europei stanno anch’essi rallentando i loro andamenti economici: alle notizie preoccupanti da Grecia, della Spagna e del Portogallo, si sono aggiunte quelle della “crescita zero” in Francia nel secondo trimestre 2011.