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Economia e Finanza

MANOVRA/ L’esperto: municipalizzate,evitiamo gli errori stile anni novanta...

C’è un secondo punto della manovra, quello dedicato alle municipalizzate, che lascia perplessa PAOLA GARRONE, docente al Politecnico di Milano di Economia dei Servizi e Reti

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

C’è un secondo punto della manovra che lascia perplessa Paola Garrone, docente al Politecnico di Milano di Economia dei Servizi e Reti. I comuni italiani hanno partecipazioni in grandi colossi come A2A, Sea ed Expo. È il caso del comune di Milano. Ma secondo i calcoli fatti dal Corriere della Sera, il capitale di una città di media grandezza come Salerno conta su 17 società, dalla Centrale del latte al Parco scientifico e tecnologico. In altre parole la “perla” di un’epoca storica italiana, quella delle municipalizzate, ha sempre costituito un tesoretto per i comuni e inoltre ha garantito dei sevizi con una certa equità. È vero che poi queste municipalizzate sono diventate anche centri di potere comunale, ad appannaggio di alcuni partiti, scadendo nella loro funzione di servizi. Il problema di liberalizzare queste aziende municipalizzate si è posto da tempo, tra polemiche anche roventi e necessità altrettanto utili per un servizio migliore e più efficiente da garantire ai cittadini.

Il problema che si presentava per le gestione dei servizi comunali era quello di approntare delle gare, ad esempio. In definitiva si è cercato in questi anni di dibattito di introdurre un principio fondamentale: prima liberalizzare e poi privatizzare. Paola Garrone su questo dice in modo secco: “questo è un passaggio fondamentale: prima la liberalizzazione, poi l’eventuale privatizzazione. Altrimenti non si fa altro che sostituire a dei monopoli pubblici dei monopoli privati”.


COMMENTI
15/08/2011 - nuove politiche e nuovi politici (francesco taddei)

le polemiche fatte sulle privatizzazioni anni '90 sono legittime e dovrebbero insegnare qualcosa a chi ha a cuore il bene dell'italia. cosa non scontata visto che ora si pensa solo al bene della propria regione,provincia,comune,comunità montana. la sussidiarietà è, secondo me, l'unico strumento per non creare nuovi monopoli privati. inoltre penso che queste liberalizzazioni/privatizzazioni devono essere realizzate da chi conosce le realtà locali, preservando asset strategici (non come a taranto...) insieme ad una classe dirigente che della sussidiarietà ha fatto la propria azione politica e abbia una idea di sviluppo per l'intero paese. cioè politici nuovi non i soliti noti.