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MANOVRA/ 2. Gli studi e le “voci” che affossano il dl di Tremonti

Pubblicazione:lunedì 15 agosto 2011

Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica) Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

In effetti, parte dei suoi contenuti sono l’opposto di quanto sostenuto, con preoccupazione, da Paul De Grauwe in “Governance of a Fragile Eurozone” pubblicato due settimane fa dal Center for European Policy Studies - e su cui si spera si sia meditato a Via Venti Settembre: non sono una serie di misure straordinarie a curare le falle dell’Eurozona, ma una convergenza verso l’alto di produttività e competitività (in materia, il decreto contiene soltanto lo spauracchio, difficilmente sostenibile in punta di diritto, di togliere la tredicesima a tutti i dipendenti di un’amministrazione che non attua i desiderati risparmi di bilancio, obiettivo che sarebbe più semplice raggiungere azzerando le “contabilità speciali” fuori bilancio dei dicasteri che le utilizzano - solo il Ministero per i beni e le attività culturali ne ha 324! - spesso per ragioni particolaristiche).

La fretta, inoltre, pare essere stata cattiva consigliera: nessuno sa come abolire le Province e come ridurre i Consiglieri Cnel nel lasso di tempo prescritto. Ne sortirà una “Gran Baraonda”, come quella della rivista omonima di Wanda Osiris e Renato Rascel. Ai mercati di solito le baraonde non piacciono.

Oltre a questi saggi da catalogarsi “accademici” (alcuni Ministri utilizzano l’aggettivo con disprezzo), ci sono “voci”. È bene non seguirle, per non fare la fine di Giovanna D’Arco. Occorre, però, ascoltarle: la stessa Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione ha pubblicato ben tre libri (in uno con un saggio del Premio Nobel Klein) per documentare come esse incidono il mercato.

Alcune vengono da Lafayette Square (dove ha sede il Tesoro americano, nel quale - come documentato su ilsussidiario.net all’inizio di giugno il nostro ministro dell’Economia e delle Finanze non ha molti amici), altre da Langley (sede della Central Intelligence Agency). Concordano nel spifferare che in settembre, proprio quando la conversione in legge del decreto sarà in discussione in Parlamento, affioreranno particolari inediti e anche piccanti su chi è stato a lungo il beniamino del Ministro. Questa è materia per Dagospia non per noi.


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