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Economia e Finanza

QUALCOSA DI SINISTRA/ La riforma delle tasse che vale più di uno spot

Lo spot contro gli evasori fiscali (Foto Ansa)Lo spot contro gli evasori fiscali (Foto Ansa)

Ora questo baratto economico si sta sostanzialmente esaurendo, perché queste potenze, innanzitutto la Cina, hanno imparato a far da sé e stanno dando filo da torcere ai produttori occidentali impiantatisi in terra cinese: quindi anche quel rivolo di ricchezza di ritorno che rifluiva da Est verso Ovest sta inaridendosi. E la Mercedes, oggi strafelice di vendere tante vetture in Cina, tra qualche anno ne venderà ben poche, non appena i cinesi avranno imparato a copiarle al meglio, autarchici come sono. A distinguere le berline di lusso cinesi prodotte dai cinesi dalle Mercedes resterà il marchio: ma anche quello durerà poco, com’è accaduto in Giappone, dove i miti delle automobili americane, durati fino a tutti gli anni Settanta, sono stati oscurati dal successo delle auto di lusso locali, per esempio la Lexus, ben copiate dai modelli occidentali, ma meno costose.

Tutta questa premessa per dire che l’impoverimento dell’Occidente, indotto da questo genere di macrofenomeni, non può essere certo guarito da una legge finanziaria fatta un po’ meglio o un po’ peggio. A qualcosa sarebbe servito - ma ormai la frittata è fatta - non chiudere le frontiere ma graduarne l’apertura, in modo da dilazionare nel tempo l’effetto concorrenziale (sleale, ricordiamocelo!) di quelle produzioni contro le nostre, dando appunto tempo alle industrie occidentali di recuperare competitività, ma soprattutto dando tempo a quelle orientali di perderne: già, perché è chiaro che il crescente benessere degli orientali sta inducendo in essi attese e pretese di benessere che stanno conducendo anche in Cina, Vietnam e Corea a una lievitazione dei loro costi e dei loro oneri sociali, riducendo la forbice di convenienza a vantaggio delle loro produzioni. Ma questo fenomeno è talmente lento, che avremo tempo, intanto che si compie, di chiudere bottega in tutte le nostre fabbriche.

E torniamo a noi, e ai nostri problemi. Come reagiscono le classi politiche occidentali? Intanto, farfugliando rimedi palliativi. Poi, tagliando spesa sociale; infine, additando al pubblico ludibrio questa o quella categoria sociale asseribilmente colpevole di tutti i mali collettivi. In Italia è il turno degli evasori fiscali. Che sono - diciamolo subito - una piaga del Paese: se è vero, com’è vero, che l’evasione fiscale sottrae all’erario 120 miliardi di euro di gettito, è chiaro che se tutti pagassero le tasse non solo saneremmo i conti pubblici, ma in dieci anni potremmo veramente riportare il debito pubblico entro quel rapporto virtuoso del 60% del Pil che l’Europa prescrive come ottimale.

Ma l’evasione fiscale italiana è un fenomeno talmente esteso nel Paese e talmente interconnesso con tutte le altre caratteristiche socio-economiche del nostro territorio e della nostra popolazione che non la si può liquidare come se fosse semplicemente una piaga da disinfettare e guarire o peggio un arto incancrenito da amputare. Ed è purtroppo questo il messaggio - peraltro, molto incisivo sul piano della tecnica di comunicazione - trasmesso dall’Agenzia delle Entrate con il suo spot: «Stop a chi vive a spese d’altri». Oppure: «Chi evade le tasse è un parassita sociale».

La cosa è un po’ più complicata. Parecchio più complicata. Innanzitutto, l’evasione fiscale italiana va divisa in almeno quattro categorie. La prima è quella sussistenziale, diffusissima soprattutto nelle aree svantaggiate, che consiste nella “vita in nero” dei piccoli e piccolissimi artigiani, agricoltori, commercianti di prossimità che risultano nelle statistiche come disoccupati e in realtà campicchiano senza partita Iva né libretto di lavoro, ma grazie a quella cosiddetta “economia del pomodoro” che non può essere sanata imponendo loro un’emersione che non avrebbero la forza economica di sostenere. A una famiglia della provincia di Matera che viva con mezzo ettaro di orto coltivato dal padre, qualche lavoretto edile del figlio maggiore, il baby-sitting estivo della madre, bastano mille euro al mese di reddito in nero, che anche a voler fare emergere andrebbero in ogni caso lasciati esentasse e che dunque sarebbe soltanto un costo amministrativo accertare.


COMMENTI
15/08/2011 - altro che evasori!!!!! (Diego Perna)

.....La politica cinica e miope dei governi occidentali che, credendosi furbi, hanno chiamato “realpolitik” il cinismo (“pecunia non olet”), in realtà ha scavato la fossa ai propri paesi. Quante volte i Clinton e i Prodi hanno spiegato che la Cina “non è un pericolo, ma un’opportunità”. E quanti capitalisti si eccitavano alla vista di una immensa massa di manodopera a basso costo e senza protezioni sociali e senza problemi di politica ambientale (col miraggio di un mercato di un miliardo e mezzo di persone)... http://www.antoniosocci.com/2011/08/fra-gli-squali-della-speculazione-e-il-dragone-rosso/

 
15/08/2011 - La faccia dell'evasore 2 (Diego Perna)

Se ci avete fatto caso la faccia dell'evasore parassita dello spot fa pensare immediatamente più che all'evasore fiscale a un ladro.Ma non a un ladro di quelli che si fanno regalare case o mazzette , ma di quelli che rubano autoradio nelle auto la notte o al più ti sfilano il portafogli sull'autobus. Se si voleva dare l'immagine di un parassita evasore, si è ritenuto più incisivo fare pensare,per esempio ad un idraulico o un meccanico dalla barba incolta e le mani sporche di grasso, che anche se non si vedono, si intuiscono. Del resto chi non emette ricevuta sono spesso i piccoli artigiani. Questi ultimi, se venite nella mia città che ha un bellissimo porto, anzi più d'uno dove lasciare le barche a vela di 10 o venti metri, con i suv posteggiati dipresso, vedrete che prima di salpare per lunghe gite al vento, i fortunati possessori di queste meraviglie della tecnologia marina si tolgono quelle sporche tute da lavoro prima di salire a bordo, dove qualche grande notaio medico o politico li aspetta a bordo per fargli da marinaio.

 
15/08/2011 - la faccia dell' evasore 2 (Diego Perna)

Il mondo oggi vive di comunicazione e informazione, pensate che le spese fisse, per un artigiano tra inps inail tarsu ici cciaa ecc, sommano circa 10000 euro l'anno senza contare eventuale affitto dei locali, enel acqua e telefono, poi ci sono gli imprevisti, macchinari che si guastano ecc. e così se non si dichiarano più di 20.000 euro di utile, ad esempio, non si è congrui agli studi di settore e si rischia un'accertamento e sicuramente una multa che di distrugge definitivamente. SE invece si dovessero dichiarare ci si paga la più della metà tra irpef e conguagli all’inps. Ditemi se vale la pena continuare a lavorare e sentirsi magari, chiamati evasori e parassiti, quando chi evade somme veramente superflue a una vita dignitosa, se la cava sempre. Nello spot io ci avrei messo qualcuno con giacca cravatta e la barba ben curata , uno ad esempio uscito da un famoso centro benessere romano o da un bell’appartamento di fronte al Colosseo, questi o le grandi multinazionali e le grandi holding che chiudono sempre in pareggio, non pagano nulla e hanno i panfiloni in Costa Smeralda , con le bandiere di paradisi fiscali. Altro che i soldi sudati di quattro autonomi che tra un po’ spariranno definitivamente.