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QUALCOSA DI SINISTRA/ La riforma delle tasse che vale più di uno spot

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Lo spot contro gli evasori fiscali (Foto Ansa)  Lo spot contro gli evasori fiscali (Foto Ansa)

Poi c’è una seconda tipologia di evasione, quella post-elusiva, che consiste nell’adottare tutta una serie di comportamenti fiscalmente furbi che si posizionano al confine tra la lecita ottimizzazione fiscale e la furbata para-evasiva: tutti quelli che in realtà lavorano in giro, ma sostengono di avere in casa un ufficio essenziale alla loro attività, per poter detrarre dall’imponibile qualsiasi costo, anche quelli che sosterrebbero comunque, a prescindere dal lavoro che svolgono, dall’imbianchino all’idraulico, al cambio dell’arredo che con l’ufficio non ha niente a che vedere, ma viene rappresentato sempre come essenziale. Questi super-elusori sono una parte consistente del problema, ma non sono loro la vera piaga.

Infine c’è la fascia dei veri e propri evasori fiscali, quasi tutti - ovviamente - lavoratori autonomi, professionisti, artigiani e (sempre meno) esercenti commerciali, che non emettono mai fatture attive e scontano invece fino all’ultima lira le fatture che chiedono ai loro fornitori in modo da risultare sempre in perdita fiscale. Sono loro la vera, e unica, malattia sociale da sanare, perché se pagassero le tasse resterebbero comunque benestanti.

La quarta categoria è invece ben più colpevole dei semplici evasori, perché è la categoria dei criminali, cioè di tutti quelli che hanno lavori di copertura, fiscalmente anche in regola, e in realtà esercitano attività delinquenziali, dallo spaccio alla prostituzione, ai furti, alle bische, che sono “in nero” per definizione.

Ora, contro le prime due categorie combattere sul piano dell’opinione pubblica non ha senso. I poveracci è meglio lasciarli stare; e contro gli elusori, lo siamo un po’ tutti (dipende dal commercialista al quale ci rivolgiamo), sarebbe molto più efficace fare quella riforma di sgravi e detrazioni che si promette da anni e non si attua mai. La quarta categoria va combattuta dalle forze dell’ordine e dalla magistratura (e non apriamo alcun capitolo su di esse, per non andare eccessivamente fuori tema).

Resta da combattere la terza categoria, quella degli evasori “veri”. Ebbene: non la si deve combattere né invitando alla delazione fiscale, come subliminalmente fanno gli spot dell’Agenzia delle Entrate, né tantomeno gettandoli al pubblico ludibrio. Non sono metodi civili. Scatenare la caccia all’evasore è come lanciare un fiammifero acceso in un barile di benzina, la benzina della rabbia sociale. Per non vedere quanto prima anche nelle strade delle città italiane le ribellioni violente e purtroppo tragicamente inutili viste a Londra, bisogna maneggiare con cura questo genere di detonatori. Non conducono a niente di buono.


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COMMENTI
15/08/2011 - altro che evasori!!!!! (Diego Perna)

.....La politica cinica e miope dei governi occidentali che, credendosi furbi, hanno chiamato “realpolitik” il cinismo (“pecunia non olet”), in realtà ha scavato la fossa ai propri paesi. Quante volte i Clinton e i Prodi hanno spiegato che la Cina “non è un pericolo, ma un’opportunità”. E quanti capitalisti si eccitavano alla vista di una immensa massa di manodopera a basso costo e senza protezioni sociali e senza problemi di politica ambientale (col miraggio di un mercato di un miliardo e mezzo di persone)... http://www.antoniosocci.com/2011/08/fra-gli-squali-della-speculazione-e-il-dragone-rosso/

 
15/08/2011 - La faccia dell'evasore 2 (Diego Perna)

Se ci avete fatto caso la faccia dell'evasore parassita dello spot fa pensare immediatamente più che all'evasore fiscale a un ladro.Ma non a un ladro di quelli che si fanno regalare case o mazzette , ma di quelli che rubano autoradio nelle auto la notte o al più ti sfilano il portafogli sull'autobus. Se si voleva dare l'immagine di un parassita evasore, si è ritenuto più incisivo fare pensare,per esempio ad un idraulico o un meccanico dalla barba incolta e le mani sporche di grasso, che anche se non si vedono, si intuiscono. Del resto chi non emette ricevuta sono spesso i piccoli artigiani. Questi ultimi, se venite nella mia città che ha un bellissimo porto, anzi più d'uno dove lasciare le barche a vela di 10 o venti metri, con i suv posteggiati dipresso, vedrete che prima di salpare per lunghe gite al vento, i fortunati possessori di queste meraviglie della tecnologia marina si tolgono quelle sporche tute da lavoro prima di salire a bordo, dove qualche grande notaio medico o politico li aspetta a bordo per fargli da marinaio.

 
15/08/2011 - la faccia dell' evasore 2 (Diego Perna)

Il mondo oggi vive di comunicazione e informazione, pensate che le spese fisse, per un artigiano tra inps inail tarsu ici cciaa ecc, sommano circa 10000 euro l'anno senza contare eventuale affitto dei locali, enel acqua e telefono, poi ci sono gli imprevisti, macchinari che si guastano ecc. e così se non si dichiarano più di 20.000 euro di utile, ad esempio, non si è congrui agli studi di settore e si rischia un'accertamento e sicuramente una multa che di distrugge definitivamente. SE invece si dovessero dichiarare ci si paga la più della metà tra irpef e conguagli all’inps. Ditemi se vale la pena continuare a lavorare e sentirsi magari, chiamati evasori e parassiti, quando chi evade somme veramente superflue a una vita dignitosa, se la cava sempre. Nello spot io ci avrei messo qualcuno con giacca cravatta e la barba ben curata , uno ad esempio uscito da un famoso centro benessere romano o da un bell’appartamento di fronte al Colosseo, questi o le grandi multinazionali e le grandi holding che chiudono sempre in pareggio, non pagano nulla e hanno i panfiloni in Costa Smeralda , con le bandiere di paradisi fiscali. Altro che i soldi sudati di quattro autonomi che tra un po’ spariranno definitivamente.