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GERMANIA/ Crescita ferma, il Pil tedesco solo allo 0,1%. Il parere dell'esperto: servono gli eurobond

Il risultato del Pil tedesco sfiora lo zero. Le previsioni erano molto più favorevoli. Anche la locomotiva tedesca si ferma. MARCO FORTIS spiega quale potrebbe essere la salvezza

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La notizia che il Pil tedesco si ferma a un deludente 0,1% tocca immediatamente le Borse: Milano apre in perdita. Ma non è il solo dato di un scenario che improvvisamente si rivela preoccupante a sorpresa. I tedeschi, la cosiddetta locomotiva dell'Europa, si trovano a fronteggiare una realtà che loro stessi avevano escluso: una crescita interna ferma, stagnante, come e peggio di molti paesi europei colpiti da crisi travolgenti.

E proprio oggi si terrà il vertice Merkel-Sarkozy che inevitabilmente avrà una luce diversa da quanto ci si aspettava. Le previsioni, infatti, erano di una crescita dello 0,5% del Pil rispetto al trimestre precedente, con un aumento tendenziale del 3,5%. La realtà è che la crescita è stata prossima allo zero, con una differenza del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2010

Secondo Marco Fortis, Vicepresidente della Fondazione Edison, a cui IlSussidiario.net ha chiesto un parere su questi dati, la crescita zero del Pil tedesco non è una sorpresa: "Già all'inizio dell'anno" dice "avevo scritto che le grandi delusioni del 2011 sarebbero state Stati Uniti e Germania. Gli americani hanno  sostenuto il Pil con una quantità di leasing e di incentivi al consumo incredibili: se lo avessimo fatto noi saremmo cresciuti del 3-4 % senza problemi".

E la Germania? Davvero ci si aspettava un risultato così deludente? "La Germania ha avuto un rimbalzo fortissimo dell'export nel 2010 perché vendendo beni particolari come auto di lusso e tecnologie avanzate ha goduto della domanda di Paesi emergenti. I tedeschi poi attraverso governo e Bundesbank avevano predetto che nel 2011 non sarebbe più stato più l'export, ma gli investimenti di domanda interna a far crescere il Pil. Una previsione che ha fatto completamente cilecca". In che senso? "La realtà è che la domanda interna tedesca è più bassa di quella italiana in termini reali, non si capisce perché i tedeschi avrebbero dovuto crescere. I dati sono questi:  l'America nel primo trimestre ha avuto una crescita dello 0,5% e la Germania dell'1,5%. Gli americani lo hanno rivisto al ribasso portandolo allo 0,1%, i tedeschi lo hanno portato anche loro al ribasso nel primo trimestre abbassandolo di 0,2 punti percentuali; l'America è cresciuta dello 0,3%, la Germania dello 0,1%. La Francia ha avuto una crescita zero, la Spagna dello 0,2%, così come l'Inghilterra. La morale è  che l'Italia insieme agli Stati Uniti è il Paese che è cresciuto di più nel secondo trimestre. Bisognerebbe rendersi conto, anche i tedeschi dovrebbero farlo, che ormai non cresce più nessuno senza drogare i mercati".

Davanti a questo scenario in cui anche la Germania si dimostra in forte crisi, viene da chiedersi che ripercussioni ci saranno adesso sui mercati finanziari: "Ci troviamo di fronte a una situazione molto pericolosa. È evidente che siamo di fronte a una alta probabilità di rallentamento marcato dell'economia mondiale, le borse tenderanno a riflettere questo rallentamento, ci sarà un calo di ricchezza finanziaria delle famiglie. Questo, soprattutto, nei Paesi anglosassoni dove più che in Italia le famiglie sono abituate a investire in Borsa. Ci sarà un ulteriore riduzione dei consumi, si creerà una spirale di ulteriore sfiducia e un clima molto negativo per l'economia reale non solo finanziaria".