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BORSA/ Crolla Piazza Affari. I mercati in “prognosi riservata” (il punto alla chiusura)

Pubblicazione:giovedì 18 agosto 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 18 agosto 2011, 18.04

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Una giornata campale e, lo si può dire, drammatica. Contrassegnata da tutti i fattori negativi dei mercati, volatilità, masse di scambio basse, voglia di vendere, sfiducia generalizzata. Una giornata di bufera e di profondo rosso, che ripropone ancora una stato di emergenza. Diciamo uno stato di prognosi riservata, per usare un termine clinico. Se all’inizio della scorsa settimana c’è chi ha parlato di “panic selling”, che cosa bisognerebbe dire dopo questa seduta, dove alla fine le perdite sono consistenti come il 10 agosto scorso?

In una sola giornata, tutti i rimbalzi, tecnici o non tecnici delle ultime sedute, sono stati divorati dal trend ribassista, cominciato in mattinata su tutte le Borse europee (Milano e Francoforte in testa), acceleratosi verso mezzogiorno e peggiorato ulteriormente con l’apertura americana di Wall Street
in negativo.

A Milano il Ftse Mib ha segnato un ribasso del 6,15%, ridiscendendo sotto i 15mila punti. Il Dax tedesco perde il 6%, Parigi, il 5,5%, Londra oltre il 4% e Wall Street, che sta andando malissimo, segna un -4%.

A Milano sono il comparto finanziario (come in tutta Europa) e quello automobilistico che vanno malissimo. Unicredit si avvicina ai minimi storici del 2009, Intesa San Paolo è stata sospesa per brevi periodi a causa del ribasso del titolo.

Se l’Europa soffre e non sta bene economicamente, l’America, nonostante le rassicurazioni di alcuni grandi investitori, non ride affatto. La dice lunga la dichiarazione fatta a Pechino sulla fiducia verso il debito americano, che ha letteralmente fatto respirare Washington, dove si ha il fondato timore che i cinesi guardino all’Europa. E la dicono lunga anche i dati sull’inflazione, sulla disoccupazione e sulla costruzione di case. Ai quali di deve aggiungere lo stato delle banche americane.

Il problema complessivo è che l’economia cresce poco, in percentuali insignificanti, e si affaccia il rischio di un’altra recessione, anche se gli analisti al di qua e al di là dell’Atlantico dicono che non ci sarà. Sarà solo allora una malattia di sfiducia, ma in più gli europei non si mostrano particolarmente acuti. Oltre a mettere in campo manovre recessive (come quella italiana) sono arrivati i commenti di Angela Merkel e di Nicolas Sarkozy, che hanno profilato l’introduzione della Tobin tax e si sono dimenticati di spendere una parola sugli eurobond. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.


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