BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ Ecco perché alla Germania non convengono gli eurobond

Nel loro incontro all’Eliseo di martedì, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel hanno ribadito il loro no agli eurobond. MAURO BOTTARELLI ci spiega perché alla Germania conviene questa posizione

Angela Merkel (Foto Ansa)Angela Merkel (Foto Ansa)

Insomma, come avrete letto su tutti i giornali e ascoltato da tutti i telegiornali, il Napoleone in sedicesimi e la Frau Nein hanno deciso, senza chiedere conto a nessuno, una nuova architettura economica e finanziaria europea. Risposta di Wall Street: dump, ovvero vendi.

I mercati, si sa, non si fanno prendere in giro come i politici e i cittadini e alla lezioncina di buon governo dei leader di due paesi freschi freschi d’iscrizione al “club della crescita zero”, vedi il dato del Pil tedesco di martedì, rispondono come farebbe Totò: con una sonora pernacchia.

Se l’Italia avesse un governo e non un direttorio in stile Circo Barnum commissariato dalla Bce, avrebbe alzato la voce chiedendo a nome di chi e in base a quali accordi Francia e Germania si permettono di dettare regole e presentare ricette bypassando Commissione Ue, Europarlamento ed Eurogruppo. Ma si sa, noi siamo un Paese dove un tributarista di Sondrio si crede un filosofo dell’economia e impone la Robin Hood Tax sul comparto energetico, mandando a picco il valore delle azioni e mettendo a forte rischio i dividendi per gli azionisti, per la gran parte quel ceto medio già massacrato dal cosiddetto contributo di solidarietà (chiamare le cose con il loro nome, ovvero aumento dell’Irpef e furto con destrezza a chi già paga le tasse, pareva inelegante?).

Ma al di là del vaniloquio di Cip e Ciop all’Eliseo, è interessante il fatto che - una volta per tutte - sia stata scritta a caratteri cubitali la parola “no” di fronte al concetto di eurobonds. Per una volta, Cip e Ciop non hanno torto e proverò a spiegarvi perché. Francamente, fin dall’inizio ho avuto forti dubbi sul fatto che gli eurobonds possano funzionare nel mondo reale allo stesso, salvifico e taumaturgico modo in cui vengono proiettati nel mondo politico, ad esempio dall’eclettico tributarista di Sondrio.

Perché? Proviamo un esercizio empirico e immaginiamo come questo fatidico eurobond sarebbe prezzato e con quale rating. Prima di tutto, un’inezia. Ovvero, il fatto che una qualche entità dovrà anche emetterli quegli eurobonds e, soprattutto, che occorre una qualche forma di finanziamento per pagare queste miracolose obbligazioni comunitarie. Certo, può sembrare poco elegante parlare come prima cosa di soldi, ma l’economia e la finanza si basano ancora su un mondo dove potenziali prestatori ritengono importanti inezie come essere ripagati, piuttosto che le magnifiche sorti e progressive di Cip e Ciop o le tasse di Sherwood del tributarista di Sondrio. Molti emettitori sovrani, infatti, sono in grado di emettere debito perché possono utilizzare le tasse per pagare quel debito in futuro: così in teoria, mentre all’atto pratico molte nazioni possono pagare le loro attuali obbligazioni solo emettendo nuovo debito.