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FINANZA/ Ecco perché alla Germania non convengono gli eurobond

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Angela Merkel (Foto Ansa)  Angela Merkel (Foto Ansa)

Il Pil tedesco è 1,6 volte quello italiano, più o meno, e quindi facciamo conto che nel fatidico eurobond la Germania fornisca il 60% e l’Italia il 40%. Il rating potrebbe essere Aa1 e il rendimento circa del 3,4%, visto il maggiore impatto della Germania sullo strumento dell’emissione, peccato che arrivando al vile denaro l’Italia ha 1,6 trilioni di euro di debito collocato contro 1,2 trilioni della Germania: potrà l’Italia utilizzare il 55% dei proventi del collocamento, pur avendo garantito solo il 40% dei pagamenti dell’emissione? Il rischio è che la Germania debba farsi carico effettivamente dell’esposizione creditizia italiana.

Se infatti l’Italia prende a prestito il 55% del denaro, in linea con la ratio di debito collocato rispetto alla Germania e non fosse in grado di ripagarlo, cosa succederebbe? Che gli investitori in eurobonds incorrerebbero in perdite sul 40% garantito dall’Italia, ma batterebbero cassa alla Germania per i pagamenti sul 60%. La Germania, così, non sarebbe solo il sussidio fisso dei costi di finanziamento italiani, ma si prenderebbe rischi ulteriori, ovvero pagare di più e imbarcare anche il rischio creditizio italiano. Anche in questo caso, l’esempio a due può essere esteso all’eurozona come entità. E con la Francia a rischio di perdere il rating AAA, questa preoccupazione non farebbe che accrescere i costi medi di finanziamento di Parigi e andare a colpire l’esposizione diretta sui membri più deboli.

Insomma, come confermava lo studio accademico del 2004 “The inefficiency of splitting the bill” compiuto da Gneezy, Haruvy e Yafe e pubblicato sull’Economic Journal, chi a cena decide di pagare “alla romana” paga mediamente il 36% in più di chi decide di pagare individualmente. Se vale per un gruppo di amici che va al ristorante, pensate che non debba valere per tedeschi, olandesi, austriaci e finlandesi prima di sedersi al tavolo degli eurobonds con greci, spagnoli, portoghesi, irlandesi e - ahimé - italiani?

Per una volta Cip e Ciop hanno ragione. Per il resto, si attacchino al Pil visto che dopo aver depresso Wall Street, il loro bel discorsino di martedì ha spedito i futures sull’oro a New York al record di 1786,40 dollari l’oncia. E questo nonostante venerdì scorso il Cme Group, mercato leader per i derivati sulle commodities metalliche, abbia alzato al 22% i margini di deposito per l’acquisto di oro: se non si chiama avversione al rischio questa...



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