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ACQUA/ Financial Times: la soluzione è un'industria globale. Il parere dell'esperto italiano

Un articolo del Financial Times rilancia l'argomento dello sviluppo del settore idrico. Dovrà essere globale e multinazionale. Le osservazioni del professor ANTONIO MASSARUTTO

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In un articolo pubblicato ieri, il Financial Times rilancia una proposta che in realtà, come ha spiegato a IlSussidiario il professor Massarutto (docente di Politica economica ed Economia pubblica presso l’Università di Udine), non è niente di nuovo. La scoperta dell'acqua calda, come scherzosamente l'ha definita usando una metafora perfetta per l'argomento trattato.
Nell'articolo, l'autorevole quotidiano inglese riprende dunque il tema di una industria globale e multinazionale dell'acqua: "globale e multinazionale", viene definita.
Il futuro del settore dell'acqua dicono gli autori dell'articolo, deve essere impostato sul modello delle imprese che si occupano di energia ed elettricità. Per il Financial Times, "l'acqua potrebbe diventare una delle grandi industrie del XXI secolo". Le industrie dell'acqua devono cioè uscire dai confini nazionali per accettare la sfida globale, cosa che finora non si è realizzata".
Secondo Massarutto, proprio le aziende idriche inglesi negli ultimi decenni hanno già tentato questa strada, per ripiegare verso casa con risultati sconfortanti. "Negli anni 90 queste imprese" spiega "hanno provato a intensificare prima in Paesi europei poi in paesi poveri del terzo mondo la loro attività. Ne sono tornate con risultati scarsi o veri e propri insuccessi". Per Massarutto, "sono vent'anni che ci si interroga su come sia possibile dare corso e gestire lo sforzo per dotare di infrastrutture idriche prima di tutto le megalopoli dei paesi emergenti e quindi raggiungere con servizi igienici la popolazione mondiale che ne  ancora priva".
Solo insuccessi per gli esperimenti di globalizzazione delle imprese indiche? "Non esattamente. Il settore dell'acqua significa una sfida tecnologica enorme che richiede investimenti e ricerche immani e affrontabile in una ottica industriale. Negli ultimi due decenni alla consapevolezza di incrementare il quadro di impresa internazionale ha fatto seguito una ondivaga serie di risultati: a volte di successo come in Cina e nel Sud Est asiatico, altre volte di difficoltà come in America latina e Africa".
Come mai questi insuccessi? "Perché per fare ciò occorre trovare risorse finanziarie e coinvolgere il mercato dei capitali in modo da coprire i rischi e le aspettative che esso affronta, senza che il prezzo dell'acqua diventi qualcosa al di là delle possibilità dei cittadini. Se in Paesi come il nostro questo non è un problema eccessivo, in Paesi dove il livello di vita pro capite è molto basso è un problema. Infatti tutte le soluzioni messe in campo fino ad oggi si incartano su questo punto: nel fatto che il venditore privato per essere disponibile a fare certi investimenti arriva a proporre tariffe che possono raggiungere cifre che in rapporto al reddito di un Paese sviluppato possono non essere alte, ma che in un Paese povero diventano problematiche".