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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Le tre lezioni dal crollo delle Borse

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Ci vorrebbe, insomma, una sorta di piano Marshall bis, come suggerisce una giovane economista italiana, Benedicta Marzinotto del centro Brueghel di Bruxelles. Ma, i capitali, ahimè, mancano. La regia politica in grado di metter in movimento la macchina in Grecia, Portogallo o, peggio ancora, nel Sud Italia, ancor di più.

Il piano Marshall, del resto, venne imposto a suo tempo dalla superpotenza americana a un’Europa affamata e desiderosa di riscatto economico. Oggi, nonostante la crisi, l’Europa non trasmette certo quest’immagine positiva: i disordini di Londra, maturati in quartieri “drogati” dall’assistenza sociale, così come l’ostilità di parte della Spagna al raduno mondiale della gioventù cattolica a Madrid sono la punta dell’iceberg di un Continente che sente di aver perso la leadership intellettuale e politica del pianeta.

L’America, dal canto suo, non ha certo le munizioni finanziarie per aiutare il resto del pianeta. Anzi, il vicepresidente Joe Biden, tanto per far piacere ai creditori cinesi, si è spinto oltre la soglia di non ritorno assicurando che, agli occhi di Washington, Taiwan fa parte dell’“unica” Cina. Non è la prima volta che la diplomazia americana usa l’arma del business per affrontare questioni politiche. Ma c’è una differenza: in passato (vedi l’acquisto dell’Alaska dagli zar piuttosto che della Louisiana da Napoleone) Washington staccava assegni. Oggi firma cambiali.

Intanto, le corporations accumulano più di mille miliardi di liquidità che non verranno investiti ma serviranno a M&A che serviranno a far salire le Borse, aumentare il valore delle stock options, rafforzare il patrimonio di una fetta sempre più ridotta di super ricchi. Ma il 16% degli americani è alla ricerca di un impiego stabile: roba da Grande Depressione.

Nel giro di poche settimane, la collera dei mercati ha piegato la politica a gesti che, in tempi normali, avrebbero richiesto anni. Vale per lo scacchiere internazionale, vale per l’Europa, vale per la piccola Italia dove troppi si illudono che la politica del muro di gomma sarà in grado ancora una volta di impedire un salto di qualità nella gestione dei conti pubblici e delle risorse private. Ma lo scossone non è ancora stato sufficiente. Facile prevedere, perciò, che l’instabilità durerà ancora.

Ma attenzione. Come ha appena detto il presidente della Fed di Dallas, “il nostro compito non è quello di far salire le Borse”. La politica monetaria estremamente permissiva di questi anni forse ha evitato il peggio, ma non ha messo le premesse per la ripresa. Forse è l’ora di pensare a qualcosa di più efficace che non la politica monetaria.

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COMMENTI
24/08/2011 - Usque3 (giorgio cordiero)

...Qualcuno è diperato perchè il valore dei suoi investimenti è calato, i giornali continuano ad alimentare la disinformazione e si instaura un vortice perverso che fa arricchire sempre di più i medesimi. Vero quindi, come affermato da Guido Crosetto e da molti altri che i mercati finanziari sono completamente slegati dalla realtà, ma vero anche che astenersi dal partecipare al giochetto ribassista (o a quello rialzista) è di fatto un motivo di impoverimento reale per la stra parte della gente comune che vive di lavoro, magari precario e che si ritrova a dover pagare più tasse , fagocitata dal cinismo dei mercati. Attenzione però, perchè la gente ormai non è più priva di istruzione ed allora le tensioni sociali potrebbero davvero sfociare in situazioni rivoltose incontrollabili e cambiare il corso della storia (e dei mercati) per come li abbiamo conosciuti fino ad oggi. L'unica possibilità è quella di un forte intervento regolamentativo delle autorità politiche, ma è un'utopia il concepirlo, visto che molti dei politici mondiali sono stati messi li dai finanzieri. Datemi pure del demagogico e del populista, ma attenti! Il giochetto non può durare in eterno: se non si mettono soldi veri in tasca alla gente comune, l'economia reale non crescerà e le tensioni esploderanno

 
24/08/2011 - Usque.2 (giorgio cordiero)

Sono davvero pochi i soggetti in grado di fare il mercato: grandi fondi pensioni americani, qualche fondo sovrano, nababbi della finanza come Buffet ed altri. Quando il giornali parlano di panic selling a chi si riferiscono? Se guardiamo i books delle contrattazioni di borsa degli ultimi 20 giorni , ci accorgiamo che i volumi vengono fatti sul mercato dei blocchi (dove vengono trattati grandi quantitatvi di azioni)...il mercato all'ingrosso in pratica è in mano agli stessi profeti che gridano a gran voce la fine del mondo e che spingono gli stati a fare pesanti manovre finanziarie, ma questi Signori guadagano sempre e molto. Vendono in apertura a x e comprano in chiusura a x-1 e nel frattampo guadagnano il margine di percentuale che le borse perdono, giocando al ribasso. Il denaro non si crea e non si distrugge ( se si escludono i derivati) allora quando sentiamo ridicoli ed incompetenti (o magari al soldo di editori scaltri) giornalisti che dicono "oggi BRUCIATI tot miliardi di capitalizzazione", dovremmo capire che questo non è vero. La prova? Immaginiamo di investire 10mila euro al ribasso su un indica di borsa , diciamo che questo , a fine giornata, ha perso il 4%, questo vuol dire che a fronte di una "bruciatura" di capitalizzazione di euro 400, noi avremmo guadagnato euro 400, quindi il denaro ha semplicemente cambiato mani, ma non è finito nell'etere. La gente si spaventa, non compra più in borsa, qualcuno vende,segue.

 
24/08/2011 - Usque faber fortunae suae (giorgio cordiero)

No, non sto parlando di autodeterminazione dell'uomo, ne tantomeno di relativismo, ma in economia, che è comnque una scienza amorale, la legge del più forte e quella del più furbo, valgono sempre. Bertone analizza una situazione torbida e ne fornisce un'interpretazione condivisibilie, per quel che mi riguarda, pur non essendo un economista, ma vivendo on the road il mondo della finanza, sono almeno tre anni che sostengo la necessità di un piano Marshall, al punto che il liberisti osteggiano, dandomi del "socialista". Tutto vero quanto scritto, ma la realtà dei mercati è ben diversa da quella che appare. In un momento di grande crisi dei mercati ci sono soggetti che stanno arricchendosi a dimisura e non solamente utilizzando in modo lecito, ma improprio strumenti finanziari derivati, ma più semplicemente giocando (sulla pelle degli altri) al ribasso. Chiunque può andare a comperare un ETF al ribasso, questo funziona in modo molto semplice: più l'indice di riferimento scende e più il sottoscrittore guadagna, quindi per quest'ultimo vale il motto "continua a lungo guerra, che io resisto!".Chiunque quindi può guadagnare con il ribasso in borsa esattamente come chi guadagna con il rialzo, però il mercato ribassista rimane appannaggio di pochi, pochissimi eletti. Se poi andiamo a guardare l'andamento dei grafici storici degli indici, allora scopriamo altre cosette interessanti. Prendiamo il Dow Jones Industrial ad esempio e confrontiamolo con il FTSEMIB, continua