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FINANZA/ 2. E ora l’Italia finisce anche nel mirino della Germania

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Insomma, tutto male? No. Ieri, come ogni primo giorno del mese, è stato pubblicato l’indice Pmi, un rapporto di ricerca che riguarda il settore manifatturiero a livello nazionale, basato su un’indagine svolta tra i dirigenti degli acquisti di circa 400 aziende industriali. Tra gli indicatori presentati, quello più seguito è appunto il Purchasing managers’ index (Pmi), ritenuto molto tempestivo, affidabile e importante dai mercati poiché considerato una misura affidabile del ciclo economico Usa.

Un suo incremento può indicare una ripresa, o una prosecuzione, di un ciclo economico positivo. Una crescita dell’indice, quindi, specie se inattesa, è valutata positivamente e solitamente muove al rialzo i principali indici dei mercati finanziari. Una sua diminuzione, al contrario, può portare ad una flessione. Come è andata? L’indice Pmi dell’Eurozona è sceso al 50,4 dal 52 di giugno, peggior risultato dal settembre 2009 e di poco superiore al mark dei 50 punti che divide crescita da contrazione. In Germania, la locomotiva d’Europa, l’indice è sceso al livello più basso da 21 mesi a questa parte, con ordinativi in contrazione per la prima volta in due anni. Detto fatto, a un’ora dall’apertura anche Wall Street virava in negativo con tutti gli indici a causa proprio dell’indice Pmi che segnava per gli Usa un deludente 50,9, peggior dato da due anni a questa parte: altro che debito pubblico e buffonate di Washington, i mercati prezzano la realtà, non i teatrini politici e gli accordi farsa!

Cosa c’è di buono, quindi? L’unico dato in controtendenza è stato quello italiano, con l’indice Pmi manifatturiero tornato a mostrare un attività in espansione: il dato di luglio ha infatti evidenziato un rialzo a 50,1 punti dai 49,9 di giugno (le previsioni erano per un calo a 48,5 punti), indicando quindi una crescita dell’attività del settore. Insomma, l’Italia che produce è viva, resiste, combatte. Peccato che sia rappresentata politicamente da un casta di incapaci che si preoccupa di aprire ministeri a Monza, allungare le liste dei testimoni ai processi e, soprattutto, nascondere o depotenziare le porcherie fatte, a destra come al centro come a sinistra, nessuno escluso.

O ci si dà da fare subito, decidendo il destino di Giulio Tremonti al Tesoro entro 24 ore e non entro mesi o annullare l’asta di obbligazioni poliennali del 12 agosto non servirà a nulla, se non a rendere ancora più chiara al mercato la percezione della nostra debolezza e prezzarla all’asta successiva, affondandoci. Con il Ftse Mib a -4% e lo spread che punta ai 350 punti base, non si può stare con un ministro delle Finanze sotto ricatto e depotenziato: rischia il Paese e la sua tenuta, non il governo. Questa volta la situazione non è seria. È drammatica.



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COMMENTI
03/08/2011 - Riprendiamoci la nostra dignità (Mariano Belli)

Ci vuole uno scatto d'orgoglio del Paese : fare come l'Argentina, rinnegare il debito che ci sta strangolando (e fare una legge che vieti ad ogni ente pubblico di contrarre debiti di qualsiasi genere) e rilanciare economia, occupazione e soprattutto la vita delle persone....Non si gioca con la vita umana, molto più etico rinnegare un debito finanziario, i soldi non possono essere al primo posto!

 
02/08/2011 - dubbi legittimi (francesco taddei)

francia,gbr e germania comandano in europa, cercano d'imporre un'egemonia culturale con la stroria delle sole tre lingue e adesso scommettono pure sulla nostra bancarotta! mi potete rispiegare perchè siamo in europa? per sparire?

 
02/08/2011 - M3 (J B)

Come mai ritiene M3 sia ottimale intorno al 5% annuo? Dove ha preso i dati? Come sa, la Fed ha smesso di pubblicarli nel 2006. (Le consiglio shadowstats). Dopo tutte le previsioni accurate e condivisibili, non mi cadrà mica nel clamoroso errore che inflazionare la massa monetaria produce ricchezza? 3-5% annuo è poi proprio la percentuale mi pare indicata da Friedman. (I keynesiani, come sa bene, non hanno freni, con Krugman che può essere considerato alla stregua di un hooligan della massa monetaria).